VITAL BIOS AKKERMANSIA è un integratore alimentare avanzato che unisce prebiotici e una selezione di estratti vegetali sinergici per favorire la salute intestinale, rafforzare il sistema immunitario e contrastare lo stress ossidativo.
Ingredienti chiave e benefici principali:
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Inulina e FOS: fibre prebiotiche fondamentali per nutrire i batteri intestinali benefici, in particolare l’Akkermansia muciniphila, batterio noto per il suo ruolo nella protezione della barriera intestinale e nel metabolismo.
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Camomilla: azione calmante e antispasmodica, utile per la motilità intestinale e per ridurre gonfiore e gas.
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Olivo e Melograno: potenti antiossidanti che aiutano a proteggere le cellule e sostenere le difese naturali.
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Berberina: supporta il metabolismo dei carboidrati e regolarizza la funzione intestinale.
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Reishi e Hericium: funghi medicinali noti per il loro effetto immunomodulante e neuroprotettivo.
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Cardo Mariano: promuove la funzione epatica e la depurazione.
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Moringa, Guggul e altri estratti vegetali: contribuiscono a un’azione rigenerativa, tonica e antinfiammatoria.
FOCUS MELOGRANO: Il melograno è uno dei più antichi alberi coltivati nel Mediterraneo e i suoi frutti sono archetipo di fecondità e abbondanza, di rinascita, fertilità e conoscenza grazie ai suoi numerosi chicchi rossi racchiusi in un unico frutto che simboleggiano la vita che si moltiplica e
l’unione dei misteri. Nella tradizione classica è legato al mito di Persefone, alla terra donatrice di frutti e alla vita oltre la morte: il frutto maturo si apre e lascia cadere i propri semi color rubino sulla terra
Il melograno compare più volte nell’Antico Testamento accanto alla vite e all’ulivo, e la tradizione cristiana ne ha fatto un simbolo dell’unità della Chiesa e della comunione dei santi in ragione della presenza di molteplici grani all’interno delle stesso frutto. Divenuto simbolo d’immortalità e di
resurrezione, nel Rinascimento Gesù bambino è spesso rappresentato con una melagrana. Il Ripa mette questo frutto nell’iconografia della Concordia e della Conversazione. Nell’arte funeraria del XIX il frutto di quest’albero è spesso presente nelle ghirlande e nei festoni. E’ presente inoltre nelle tradizioni come quella ebraica (613 comandamenti) e massonica (unione e fratellanza) come sia il legame che il nutrimento, l’ombra da cui può nascere la luce.
Il melograno è è ricco di principi attivi come polifenoli (in particolare punicalagine e acido ellagico), flavonoidi, antocianine, vitamine (C, A, K, gruppo B) e sali minerali (potassio, ferro, fosforo, magnesio) che gli conferiscono potenti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e protettive per il sistema cardiovascolare, aiutando a combattere lo stress ossidativo e favorendo il benessere generale.
L’acido ellagico a livello intestinale è collegato a un elevato livello di Akkermansia muciniphila. In un primo studio del 2017 è stato dimostrato che la somministrazione di estratto di melograno (estratto POM) a circa il 70% dei partecipanti era in grado di formare urolitina A a partire dagli ellagitannini a livello intestinale (produttori di urolitina A). La formazione di urolitina A era associata a un’elevata abbondanza di Akkermansia muciniphila nei campioni fecali, determinata mediante sequenziamento dell’rRNA 16S. Sempre in quello studio è stato indagato se il numero di A. muciniphila aumentasse nei campioni fecali raccolti dopo l’intervento con estratto POM rispetto ai campioni basali, utilizzando la PCR in tempo reale. Inoltre, sono stati condotti studi di coltura in vitro per determinare l’effetto dell’estratto POM e dell’acido ellagico sulla crescita di A. muciniphila, nonché per analizzare i metaboliti dell’acido ellagico formati nel brodo di coltura mediante cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC).
Studi in vitro (e in alcuni casi in vivo su modelli animali) indicano che l’acido ellagico può avere effetti antiparassitari o parassitostatici contro diversi protozoi e parassiti, tra cui Acanthamoeba, Leishmania, Plasmodium (malaria) e Trypanosoma. Uno studio del 2024 ha infatti dimostrato l’effetto antiparassitario contro vermi intestinali (trichinellosi) e larve muscolari rispetto ai controlli non trattati, con miglioramenti nei marcatori di stress ossidativo e infiammazione.
Possiede inoltre attività antimalarica, e uno studio recente ha anche trovato che l’acido ellagico altera il pH della vacuola digestiva del parassita, un possibile meccanismo di inibizione del metabolismo del parassita, con valori di IC50 comparabili a farmaci antimalarici standard.
FOCUS CAMOMILLA: La camomilla (Matricaria chamomilla e Chamaemelum nobile) è una pianta che, più di molte altre, parla un linguaggio di mitezza. Non si impone con la grandezza né con il profumo penetrante, ma si offre nella sua piccolezza: un fiore basso, bianco e giallo, che cresce ai margini dei
campi, vicino all’uomo, senza richiedere cura speciale. Già nella sua forma materiale la camomilla comunica un messaggio preciso: la forza della discrezione, la cura che non invade, la presenza che rassicura. Dal punto di vista archetipico, la camomilla incarna innanzitutto la Madre Consolatrice. È la pianta tradizionalmente legata all’infanzia, ai neonati, al sonno serale, al momento in cui l’agitazione si scioglie e ci si affida. La sua azione simbolica non è quella del combattimento contro il dolore, ma
dell’accompagnamento: non costringe, non domina, non accelera. In questo senso rappresenta un archetipo materno primario, fatto di protezione silenziosa, sicurezza e accoglienza. A questo si lega l’archetipo della Notte e del Sonno. La camomilla appartiene al tempo del crepuscolo, alla soglia tra veglia e riposo, tra coscienza e abbandono. Non è una pianta del giorno, dell’azione o dell’eroismo; è
una pianta della resa benefica, del lasciare andare. Per questo è anche simbolo di pace e riconciliazione: non agisce per opposizione, ma per scioglimento. In tutte le tradizioni europee, la camomilla è associata all’infanzia non solo perché viene data ai bambini, ma perché rappresenta un livello di fiducia originaria. È una pianta percepita come sicura, familiare, non minacciosa. In termini simbolici, è l’opposto delle piante iniziatiche o marziali: non introduce a un passaggio traumatico, ma riporta a uno stato di quiete primaria. Nel mondo antico greco e romano, la camomilla non è al centro di grandi miti narrativi. Era apprezzata per le sue qualità calmanti e inserita nell’ambito della guarigione gentile, più che in quello del sacro spettacolare. In questo senso può essere accostata simbolicamente ad Asclepio, dio della medicina, ma non nella sua dimensione miracolosa o drammatica: piuttosto in quella quotidiana e terapeutica. Nell’Egitto antico, la camomilla era associata al Sole, ma non al sole ardente e regale: a un sole benevolo, che riscalda senza bruciare. Veniva utilizzata nei rituali di guarigione e contro le febbri, assumendo così una valenza di luce che lenisce, non che domina. Nel cristianesimo, soprattutto nella tradizione monastica e popolare, la camomilla entra come pianta del conforto quotidiano. È usata per calmare il corpo e l’anima inquieta, senza mai assumere il ruolo di pianta miracolosa o simbolicamente potente come altre erbe sacre. Proprio per questo, a livello simbolico, viene spesso accostata alla figura della Vergine Maria: purezza, maternità, cura silenziosa, presenza che non cerca visibilità. Nelle tradizioni popolari europee, soprattutto in ambito contadino e domestico, la raccolta della camomilla non era un gesto neutro né puramente pratico. Avveniva spesso in un tempo preciso, all’alba o al tramonto, quando il giorno non è ancora pienamente iniziato o sta per concludersi, cioè in un momento di soglia. La pianta veniva raccolta nei mesi primaverili o all’inizio dell’estate, talvolta in prossimità di feste religiose come quelle mariane o, in alcune regioni, nella vigilia di San Giovanni. Non era raro che a compiere questo gesto fossero donne: madri, nonne, levatrici, figure depositarie di un sapere di cura tramandato oralmente. La camomilla non veniva strappata con violenza, ma recisa con attenzione, spesso scegliendo solo i fiori aperti, lasciando il resto alla pianta. Questo gesto era accompagnato da una formula orale, una breve preghiera o invocazione, quasi sempre sussurrata. Non si trattava di una preghiera liturgica, approvata o codificata dalla Chiesa, ma di una pratica di devozione popolare, collocata in quella zona di confine in cui il cristianesimo vissuto si intreccia con tradizioni più antiche di rispetto per le piante. Le parole pronunciate durante la raccolta erano semplici e ripetitive. Non chiedevano potere, né miracoli, né protezioni spettacolari. Chiedevano piuttosto quiete, riposo, sollievo, sonno. Spesso la camomilla veniva chiamata “santa” o “di Dio”, non perché fosse considerata sacra in sé, ma perché destinata a entrare nel corpo dei bambini, dei malati, di chi era fragile. Proprio questa destinazione rendeva necessaria una parola di accompagnamento. Questo tipo di rito aveva una funzione profonda. Trasformava un atto di raccolta in un gesto di cura consapevole, impedendo un uso aggressivo o strumentale della pianta. La preghiera ricordava a chi raccoglieva che la camomilla non era una sostanza potente da dominare, ma un aiuto mite, destinato a calmare, non a forzare.
Il suo valore non risiede in un’azione forte o immediata, ma in una capacità costante di riportare equilibrio là dove c’è tensione, infiammazione o irritazione. Tradizionalmente, la camomilla è conosciuta come pianta calmante. Il suo uso serale, soprattutto sotto forma di infuso, è legato alla capacità di favorire il rilassamento e il sonno senza indurre sedazione pesante. È per questo che viene somministrata con fiducia a bambini, anziani e persone sensibili: non deprime, non stordisce, ma accompagna il sistema nervoso verso uno stato di quiete. Questa azione si riflette anche sulla sfera emotiva, dove la camomilla attenua l’ansia lieve, l’irrequietezza e la tensione accumulata. Uno dei campi in cui la camomilla trova maggiore impiego è quello gastrointestinale. La pianta esercita un’azione antispasmodica che riduce i crampi e rilassa la muscolatura liscia dell’intestino. Allo stesso tempo favorisce l’eliminazione dei gas, alleviando gonfiore e senso di pesantezza. Per questo è usata in caso di digestione lenta, coliche e disturbi funzionali dell’intestino, dove agisce senza irritare le mucose. A questo si aggiunge una funzione lenitiva che protegge lo stomaco e l’intestino, rendendo la camomilla utile anche in gastriti leggere e stati infiammatori superficiali. Viene impiegata inoltre anche per calmare infiammazioni delle mucose della bocca, della gola e degli occhi, nonché per lenire irritazioni cutanee. Applicata esternamente, favorisce la rigenerazione dei tessuti e riduce arrossamenti, prurito e fastidio.
La camomilla possiede anche una blanda attività antimicrobica, utile come supporto nelle infezioni lievi, e un effetto antiallergico moderato, dovuto alla capacità di ridurre il rilascio di istamina. Tutti questi effetti sono il risultato di una composizione chimica ricca e armonica. I fiori di camomilla contengono una frazione di oli essenziali, responsabili di molte delle sue azioni biologiche. Un ruolo centrale è svolto anche dai flavonoidi, in particolare l’apigenina. Questa molecola è responsabile del miglioramento dell’integrità della barriera intestinale regolando l’abbondanza di Akkermansia e dei suoi metaboliti, noti per favorire la salute del colon. Inoltre l’apigenina ha mostrato efficacia nel ridurre livelli di citochine pro-infiammatorie, suggerendo un ruolo più generale nella protezione della mucosa intestinale. Insieme all’apigenina, sono presenti altri flavonoidi, che contribuiscono all’azione antiossidante e antinfiammatoria. La camomilla contiene inoltre cumarine che partecipano all’effetto antispasmodico e sedativo lieve. Gli acidi fenolici rafforzano la protezione cellulare e contrastano lo stress ossidativo. A completare il quadro vi sono le mucillagini, polisaccaridi idrofili che rivestono le mucose e spiegano la spiccata azione lenitiva ed emolliente della pianta.
L’apigenina è un flavonoide naturale (4′,5,7-trihydroxyflavone). Studi preclinici indicano che l’apigenina può esercitare effetti calmanti e favorire la rilassatezza muscolare o il sonno a seconda della dose, e che possiede azioni antiossidanti e anti-infiammatorie nel sistema nervoso.
Prove crescenti hanno dimostrato che l’apigenina possiede numerose attività biologiche e farmacologiche, che possono modulare la proliferazione cellulare e l’apoptosi, l’infiammazione e lo sviluppo del cancro.
Uno studio ha mostrato che l’apigenina raggiunge il colon praticamente intatta e interagisce con i batteri intestinali, influenzando la crescita di specie specifiche come Enterococcus e modificando la struttura della comunità batterica complessiva, con effetti differenti su diverse specie microbiche. Il sequenziamento di RNA a singola molecola ha rilevato che Enterococcus caccae ha risposto all’apigenina regolando positivamente i geni coinvolti nella riparazione del DNA, nella risposta allo stress, nella sintesi della parete cellulare e nel ripiegamento proteico.
Tra i modelli più studiati c’è la colite indotta da DSS (dextran sulfate sodium) utilizzata come modello sperimentale di malattia infiammatoria intestinale (IBD): l’apigenina ha migliorato l’integrità della barriera intestinale, alleviando significativamente il danno patologico intestinale, aumentando l’espressione di proteine chiave delle giunzioni strette (come ZO-1, occludina e claudine), riducendo l’infiammazione locale (promuovendo l’espressione delle citochine antinfiammatorie IL-10 e inibito l’espressione di citochine proinfiammatorie, TNF-α, IL-1β, IL-6) e aumentando la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA). Inoltre, l’apigenina ha rimodellato il microbiota intestinale disordinato regolando l’abbondanza di Akkermansia , Turicibacter , Klebsiella , Romboutsia e dei suoi metaboliti, noti per favorire la salute del colon. Grazie alla sua bassa tossicità e all’elevata efficacia, l’apigenina potrebbe rappresentare una potenziale strategia terapeutica per il trattamento della colite ulcerosa, regolando l’interazione e il meccanismo tra ospite e microrganismo.
Inoltre un derivato di apigenina (apigenin-7-O-glucoside) ha alleviato la colite derivante da DSS, migliorando la funzione della barriera, riducendo l’infiammazione e alterando positivamente la composizione del microbiota. I risultati hanno indicato che la somministrazione orale di AG ha aumentato la lunghezza del colon e migliorato l’istopatologia. Inoltre, ha ripristinato significativamente
l’espressione colica di mediatori pro-infiammatori e antinfiammatori, oltre a migliorare l’espressione di marcatori della barriera intestinale come ZO-1, occludina, claudina-1 e claudina-3. Le proteine chinasi attivate da mitogeni (MAPK), tra cui ERK, JNK e p38, sono state significativamente inibite. Inoltre, il
sequenziamento del 16S rDNA ha rivelato che l’AG ha migliorato l’abbondanza di Akkermansia e ridotto quella di Bacteroides e Desulfovibrio . Nel complesso, l’integrazione di AG ha alleviato la colite indotta da DSS proteggendo la barriera intestinale, inibendo la via MAPK e modulando il microbiota intestinale, il che indica che l’AG potrebbe essere un buon candidato per un composto terapeutico per sostenere la salute intestinale e ridurre il rischio di colite.
Studi più recenti indicano che l’apigenina non solo interagisce con i batteri intestinali, ma può modificare la ricchezza e la diversità del microbiota, favorendo un profilo più equilibrato e la produzione di metaboliti protettivi come gli SCFA (acetato, propionato e butirrato sono noti per nutrire le cellule epiteliali intestinali, ridurre l’infiammazione e rafforzare la barriera mucosa).
In modelli animali di stress cronico (IBS-D) apigenina ha ripristinato un microbiota disturbato, ridotto la permeabilità intestinale, abbassato l’attivazione delle cellule del sistema immunitario del tratto gastrointestinale e migliorato la comunicazione tra intestino e sistema nervoso (asse gut-brain). Questo è importante perché la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è associata a disbiosi, permeabilità aumentata e ipersensibilità viscerale, esacerbata dallo stress. Lo studio conferma che l’apigenina inverte efficacemente l’attivazione dei mastociti e della microglia, regola la composizione e l’abbondanza del microbiota intestinale, migliora la funzione di barriera intestinale e mitiga l’VH e l’ipermotilità del colon. In particolare, l’apigenina inibisce la degranulazione dei mastociti attraverso la via del recettore toll-like 4 (TLR4) / gene della risposta primaria alla differenziazione mieloide 88 (MyD88) / fattore nucleare kappa B (NF-κB).
Anche in studi su sepsi e infiammazione sistemica, l’apigenina ha mostrato efficacia nel ripristinare l’integrità dell’epitelio intestinale e ridurre livelli di citochine pro-infiammatorie, suggerendo un ruolo più generale nella protezione della mucosa intestinale. Il trattamento con apigenina (50 mg/kg) ha migliorato notevolmente l’integrità della barriera intestinale, come dimostrato dalla riduzione
dei livelli sierici di FITC-destrano e dal ripristino dell’espressione delle proteine della giunzione stretta Occludina, Claudina-1 e ZO-1. Il composto ha attenuato simultaneamente l’infiammazione sistemica riducendo i livelli di IL-6 e TNF-α.
La farmacologia di rete e il docking molecolare hanno identificato AKT1 e MMP-9 come bersagli molecolari chiave dell’apigenina, che è stata convalidata sperimentalmente attraverso l’osservazione della soppressione dell’espressione proteica di MMP-9 e COX-2.
Ps: per ulteriori informazioni e approfondimenti:
- NIH: The Therapeutic Potential of Apigenin. Bahare Salehi, Alessandro Venditti, Mehdi Sharifi-
Rad, Dorota Kręgiel, Javad Sharifi-Rad, Alessandra Durazzo, Massimo Lucarini, Antonello Santini, Eliana B Souto, Ettore Novellino, Hubert Antolak, Elena Azzini, William N Setzer, Natália Martins. 2019 Mar 15; doi: 10.3390/ijms20061305. PMCID: PMC6472148 PMID: 30875872 - PMC: Apigenin Impacts the Growth of the Gut Microbiota and Alters the Gene Expression of Enterococcus. Minqian Wang, Jenni Firrman, Liqing Zhang, Gustavo Arango-Argoty, Peggy Tomasula, LinShu Liu, Weidong Xiao, Kit Yam. 2017 Aug 3; doi: 10.3390/molecules22081292. PMCID: https://link.springer.com/ PMC6152273 PMID: 28771188
- Apigenin remodels the gut microbiota to ameliorate ulcerative colitis. Front. Nutr., 16 December
2022. Sec. Nutrition and Food Science Technology Volume 9 – 2022 | https://doi.org/10.3389/fnut.2022.1062961 - Journal of Functional Foods, Volume 104, May 2023, 105499. Apigenin-7-O-glucoside alleviates
DSS-induced colitis by improving intestinal barrier function and modulating gut microbiota. https://doi.org/10.1016/j.jff.2023.105499 - Apigenin attenuates visceral hypersensitivity in water avoidance stress rats by modulating the
microbiota-gut-brain axis and inhibiting mast cell activation. Biomedicine & Pharmacotherapy, volume 167, November 2023, 115562, Science Direct. https://doi.org/10.1016/j.biopha.2023.115562 - Apigenin mitigates intestinal barrier dysfunction in sepsis by modulating the AKT signaling pathway. Volume 25, article number 626, (2025) Springer Nature Link.
- Pubmed: Pomegranate ellagitannins stimulate the growth of Akkermansia muciniphila in vivo. Henning SM, Summanen PH, Lee RP, Yang J, Finegold SM, Heber D, Li Z.Anaerobe. 2017 Feb; doi: 10.1016/j.anaerobe.2016.12.003. Epub 2016 Dec 7. PMID: 2794024
- Pubmed: Antioxidant and anti-inflammatory effects of ellagic acid as a new therapy for Trichinella spiralis infection. Ashoush, Saeed, Soliman. 2024 Dec; doi: 10.1017/S0022149X24000683. PMID: 39654422
- Pubmed: In vitro and in vivo properties of ellagic acid in malaria treatment. Patrice Njomnang Soh, Benoît Witkowski, David Olagnier, Marie-Laure Nicolau, Maria-Concepcion Garcia-Alvarez, Antoine Berry, Françoise Benoit-Vical. 2009 March; DOI: 10.1128/AAC.01175-08. PMID: 19015354.
- PMC: Ellagic Acid Induces in vitro Alkalinisation of the Digestive Vacuole in Drug-Sensitive Plasmodium falciparum Strain. Nur Hazirah Muchtar, Nik Nor Imam Nik Mat Zin, Fatin Sofia Mohamad, Nurhidanatasha Abu-Bakar. 2022 Aug 29; doi: 10.21315/mjms2022.29.4.5. PMCID: PMC9438848 PMID: 36101540.
Modalità d’uso
Assumere 1 o 2 compresse al giorno, preferibilmente lontano dai pasti, con un abbondante bicchiere d’acqua. Si consiglia l’uso regolare per cicli di almeno 4-6 settimane per favorire un’azione profonda e duratura sul microbiota intestinale.
Rinforza il tuo intestino, ritrova l’equilibrio naturale del tuo corpo. Con VITAL BIOS AKKERMANSIA, la tua flora batterica lavora per te.





