Textum – Integratore Antiossidante e Immunomodulante
- Azione antiossidante: Combatte i danni dei radicali liberi e favorisce la salute generale.
- Funzione immunomodulante: Aiuta a rafforzare il sistema immunitario, regolando la risposta immunitaria.
- Riparazione del sistema nervoso: Supporta la rigenerazione e la protezione delle cellule nervose.
Descrizione dettagliata del prodotto:
Textum è un potente integratore alimentare progettato per supportare il sistema immunitario e promuovere la salute neurologica. Combinando i benefici degli estratti di Reishi e Hericium, noti per le loro potenti proprietà antiossidanti e rigeneranti, insieme a ingredienti come Pepe nero, Uncaria e Equiseto, Textum offre un’azione completa di protezione e riparazione. È particolarmente utile per contrastare lo stress ossidativo, stimolare il sistema immunitario e favorire la riparazione delle cellule nervose.
Benefici principali:
- Azione antiossidante: Gli estratti di Reishi e Pepe nero forniscono una potente protezione contro i radicali liberi, riducendo il rischio di danni cellulari e mantenendo la salute generale.
- Funzione immunomodulante: Hericium e Reishi sono noti per la loro capacità di stimolare e regolare il sistema immunitario, rafforzando le difese naturali del corpo.
- Riparazione del sistema nervoso: Hericium è famoso per il suo potenziale nella rigenerazione nervosa, mentre Uncaria e Equiseto favoriscono la protezione e la riparazione delle cellule nervose e ossee.
Ingredienti Attivi e Benefici:
- Reishi (400 mg): Conosciuto come “fungo dell’immortalità”, offre proprietà antiossidanti e immunomodulanti, promuovendo il benessere generale.
- Hericium (300 mg): Ricco di polisaccaridi, favorisce la riparazione delle cellule nervose e migliora le funzioni cognitive.
- Pepe nero (200 mg): Contiene beta-cariofillene, un potente antiossidante che supporta la digestione e rafforza le difese immunitarie.
- Complesso enzimatico (200 mg): Include amilasi, proteasi, glucoamilasi e altri enzimi che favoriscono una migliore digestione e l’assorbimento dei nutrienti.
- Uncaria (20 mg): Contribuisce alla protezione e al rafforzamento delle difese immunitarie.
- Equiseto (20 mg): Ricco di silice, favorisce la salute di pelle, ossa e tessuti connettivi.
Posologia consigliata:
- 3 capsule al giorno, preferibilmente a metà pomeriggio.
Textum è un integratore ideale per chi cerca un supporto completo per il sistema immunitario e nervoso, con un potente effetto antiossidante che aiuta a proteggere il corpo dai danni dei radicali liberi e stimola la riparazione e il benessere delle cellule nervose.
FOCUS HERICIUM ERINACEUS
L’Hericium erinaceus, noto anche come Yamabushitake, criniera di leone o pom pom, è un fungo commestibile e medicinale diffuso in Cina e in molti paesi orientali, ma originario di un’area molto più ampia che comprende Nord America, Europa e Asia. In Giappone il nome Yamabushitake richiama gli Yamabushi, letteralmente “coloro che dormono sulle montagne”, monaci eremiti buddhisti dalle vesti caratteristiche, che ricordano il fungo in questione. Oggi l’Hericium è conosciuto soprattutto per le sue proprietà neurotrofiche; tuttavia, sul piano antropologico riveste un significato molto più profondo, intrecciato a simboli, miti, tradizioni spirituali e archetipi antichi. Dal punto di vista simbolico, i funghi sono spesso percepiti come esseri liminali, ovvero posti tra più mondi: essi non sono né vegetali né animali, e anche se nascono dalla decomposizione favoriscono poi la rigenerazione e la rinascita. Inoltre, vivono generalmente in cavità, zone d’ombra oppure boschi interni. L’Hericium incarna pienamente questa natura liminale senza eccezioni, in quanto compare soprattutto su alberi antichi e feriti, venendo così associato a saggezza, memoria e ciclicità. Diventa così nel tempo archetipo di trasformazione, di rinnovamento, di sapere nascosto e di guarigione della ferita, sia fisica che psichica. La sua forma, simile a una massa cerebriforme o a una criniera, ha stimolato immaginari simbolici in molte culture. Le analogie più frequenti sono quella del cervello – che ispira saggezza, memoria, intuizione – oppure quella della barba, simbolicamente riferita all’eremitismo e alla saggezza monastica. In alcune culture si fa addirittura riferimento all’immagine della criniera, in grado di evocare potere, regalità e coraggio. Nella tradizione umana, in generale, tutto ciò che ricorda il cervello è spesso interpretato infatti come donatore di chiarezza o intelligenza. A livello di significato storico e culturale, l’Hericium compare già nella medicina tradizionale cinese nei testi della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) come fungo appartenente farmacopea imperiale, associato al rafforzamento dello Shen (spirito mentale), alla chiarezza mentale, alla longevità e all’equilibrio emotivo. Nella medicina tradizionale cinese, l’Hericium erinaceus veniva inoltre prescritto per disturbi di stomaco, ulcere e problemi gastrointestinali mentre, nel Nord America, i nativi americani lo usavano come antiemorragico, e lo applicavano essiccato in polvere sulle ferite come agente cicatrizzante. E’ addirittura menzionato nel taoismo come uno dei “funghi della saggezza”, utilizzati da asceti e meditanti. In Giappone, dove l’Hericium è stato ampiamente utilizzato nel corso della storia, il nome Yamabushitake significa “fungo dei monaci montani”, appellativo attribuitogli in riferimento agli Yamabushi. A partire dall’VIII secolo, gli Yamabushi erano asceti del culto sincretico Shugendō, figure a metà tra lo sciamano e il monaco, associate a poteri di guarigione, alla meditazione solitaria nelle montagne e a pratiche ascetiche volte all’illuminazione spirituale. Per questi monaci, l’Hericium rappresentava un vero e proprio dono della montagna: un nutrimento, capace di sostenere la concentrazione meditativa e, allo stesso tempo, una sostanza rituale impiegata in alcuni contesti eremitici. Era, a livello proprio materiale, IL simbolo stesso della loro indipendenza a livello “spirituale”, un segno tangibile della loro devozione ad una autosufficienza interiore. Nella tradizione monastica buddhista, veniva usato come tè per migliorare la potenza del cervello e aumentare la loro capacità di concentrazione durante la meditazione. In Corea, nella medicina hanbang, l’Hericium è collegato al rafforzamento del “giusto pensiero” come fattore per una maggiore lucidità mentale e una migliore capacità di mantenere la calma; tradizionalmente veniva utilizzato per distinguere tra mente calma e mente confusa. In Europa non possiede una tradizione simbolica articolata come quella asiatica, ma appare comunque in contesti rurali come fungo raro e “nobile” e talismano naturale per la protezione degli spazi boschivi. La sua forma ha generato leggende locali che lo interpretano come barba degli spiriti dei boschi, come “lanterna bianca” dei guardiani degli alberi e come segno della presenza di entità benefiche. Gli archetipi associati all’Hericium sono numerosi, tra cui quello riferito alla Rigenerazione – che riflette simbolicamente il tema del rinnovamento dell’identità, legato a memoria, pensiero, consapevolezza – e l’Archetipo dell’Eremita. E’ la connessione con monaci ed asceti che richiama quest’ultimo, simbolo di ricerca interiore, distacco dalla confusione, saggezza silenziosa e cammino iniziatico. L’Hericium è infine anche Archetipo della Trasformazione Alchemica, in quanto il suo ciclo vitale compie quella che viene definita una perfetta metafora alchemica, anche dallo stesso Jung: mentre nella nigredo l’albero si decompone e nell’albedo nasce il fungo bianco, nella rubedo l’Hericium diventa medicina trasformativa.
A livello biochimico e di potenziale terapeutico l’Hericium possiede non poche proprietà favorevoli al benessere dell’uomo, tra cui proprietà antiossidanti, antitumorali, antinfiammatorie, antimicrobiche, ipoglicemizzanti e ipolipidemiche. Oltre a quelle citate, è stato dimostrato che Hericium erinaceus è stato utilizzato per trattare disturbi cognitivi, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, ictus ischemico e presbiacusia. [1] Hericium a livello di composizione è ricco di beta-glucani, immunomodulatori e sempre antitumorali, glicoproteine, polisaccaridi, più una serie di sostanze metaboliche quali i composti aromatici erinacine ed ericenoni. Queste ultime sono molecole bioattive in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e di indurre l’espressione genica di NGF, Nerve Growth Factor, a livello cerebrale [5]. Il Nerve Growth Factor (NGF), o fattore di crescita nervoso, è una proteina scoperta da Rita Levi-Montalcini fondamentale per la sopravvivenza, lo sviluppo e la riparazione dei neuroni sensitivi e simpatici. Agisce come neurotrofina, promuovendo la crescita nervosa, la sopravvivenza e la differenziazione neuronale. A livello di potenziali applicazioni il NGF è stato studiato per il trattamento della malattia di Alzheimer, SLA, retinite pigmentosa e ulcere corneali grazie alle sue proprietà rigenerative. In uno studio della metà del 900, si è visto che questo fattore migliora la crescita dei neuroni sensoriali e simpatetici nell’embrione di pollo (Levi-Montalcini e Hamburger, 1951). La presenza di questo fattore, inoltre, riduce la degenerazione dei neuroni colinergici (Hefti e Will, 1987; Korsching et al., 1986) e dei neuroni ganglionici simpatetici nei topi e negli umani. L’NGF è prodotto a partire dal suo precursore, il monomero proNGF, per poi diventare la sua forma matura (mNGF); per questo non è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica. Essendo difficile da utilizzare direttamente come cura per le malattie neurodegenerative, è preferibile utilizzare composti che ne inducano la sintesi. [3,4] In uno studio, l’NGF è stato introdotto nel cervello di pazienti affetti da Alzheimer attraverso tecnologie indossabili o infezioni virali pilotate, con conseguente miglioramento del livello cognitivo e riduzione del tasso di mortalità dei neuroni colinergici. il cervello ha inoltre mostrato una minore diminuzione della sua massa e non è stato osservato alcun segno significativo di tossicità [13]. Inoltre, ha migliorato la sopravvivenza e crescita dei neuriti (cioè di cellule neuronali che si svilupperanno ulteriormente in neuroni) nella zona del ganglio basale, diminuinuendo la bradicinesia negli umani (Olson et al., 1991) e negli animali (Pezzoli et al., 1988) affetti dalla malattia di Parkinson.[3] In un altro studio, l’NGF ha stimolato la neurogenesi nei bambini affetti da danni cerebrali da ipossia e ischemia (Chiaretti et al., 2008). Probabilmente, questi effetti del fattore NGF derivano da un’inibizione dell’apoptosi, cioè della morte di cellule programmata, attraverso una regolazione al ribasso del percorso Bcl-2 (Lu et al., 2013) e al rialzo del percorso AKT e MAPK (Yuan et al., 2013). [3]
In generale, la mancanza di NGF potrebbe essere associata alla patogenesi della malattia di Alzheimer: i pazienti infatti mostrano livelli ridotti di NGF nel proencefalo basale. Inoltre, nei pazienti con placche amiloidi ma senza sintomi di demenza, sono stati osservati livelli ridotti di NGF nella corteccia frontale. Infine, una carenza di NGF nell’ippocampo porta a problemi nella memoria spaziale; viceversa, l’introduzione dall’esterno oppure esogena di NGF nell’ippocampo potenzia la memoria. [4] In uno studio con topi geneticamente modificati (topi knockout) in cui il gene che esprime il GNF è stato soppresso, si osserva una riduzione dei gangli radicali dorsali e dei neuroni colinergici, cioè che imitano l’azione dell’acetilcolina (ACh), un neurotrasmettitore che il sistema nervoso colinergico rilascia per attivare i neuroni motori: una riduzione di tali neuroni porta a problemi motori, come ad esempio la paralisi e le convulsioni. Nel caso dei topi knockout, essi mostrano problemi nell’apprendimento spaziale e nella coordinazione motoria (Ruberti et al., 2000). Inoltre, la riduzione dei recettori p75 e tirosina cinasi A (TrkA), che si legano all’NGF, porta alla perdita pesante di neuroni simpatetici e colinergici nei ratti (Lee et al., 1992; Smeyne et al., 1994). [3] Sono in generale promettenti e numerosi gli studi relativi alla correlazione tra l’aumento di NGF ed Hericium. In uno di questi [6] viene riconfermata a livello preclinico la capacità di Hericium E. di aumentare i livelli di neurotrofine, in particolare del fattore di crescita nervoso (NGF) e del fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), e di attivare i rispettivi recettori Trk. L’attivazione di queste vie, tra cui PI3K/AKT/mTOR e MAPK/ERK, converge su fattori di trascrizione come CREB, promuovendo la sopravvivenza neuronale, la crescita dei neuriti e la plasticità sinaptica; tuttavia i precisi meccanismi molecolari rimangono ancora da definire completamente.
Una review recente conferma che le erinacine A e S presenti nel micelio di Hericium possono diminuire la formazione di placche beta-amiloidi e aumentare la produzione di enzimi degradanti insulina (IDE), stimolando il rilascio di NGF. In aggiunta, le eracine di tipo E hanno avuto migliori esiti nella modulazione del dolore neuropatico. Sempre in questa review, sono riportati ottimi esiti e benefici dalla somministrazione di Hericium. Per esempio Tsai et al. dopo aver somministrato dosi orali di micelio di Hericium erinaceus (contenente 3 mg/mL di erinacina A) a topi transgenici APPswe/PS1dE9 di 5 mesi per 30 giorni, i risultati hanno mostrato che questo fungo ha ridotto il reclutamento e l’attivazione della microglia e degli astrociti associati alle placche, oltre a diminuire il carico di placche di β-amiloide (Aβ) nel cervello dei ratti. Inoltre, ha aumentato l’espressione dell’enzima degradante l’insulina (IDE), il rapporto tra NGF e proNGF, il numero di nuovi neuroni creati nella regione del giro dentato e la proliferazione delle cellule neuronali. Invece Bui et al. hanno utilizzato un nuovo modello primario di cellule gliali miste e strumenti bioinformatici avanzati per somministrare erinacine a una dose di 30 mg/kg/giorno a topi HFSTZ-APP/PS1. I risultati hanno dimostrato che le erinacine riducono l’attivazione della microglia e degli astrociti associati alle placche. Questo effetto può ulteriormente alleviare l’ambiente infiammatorio nel cervello, migliorando così la neurogenesi. [7] Si è inoltre visto che l’eracina A favorisce la maturazione degli oligodendrociti, migliora la sopravvivenza dei neuroni e stimola la crescita dei neuriti. Huang et al. hanno scoperto che il trattamento di sezioni cerebellari ex vivo di ratti Sprague-Dawley (SD) con erinacina A (0,1 e 1 ng/mL) ed erinacina S (0,1 ng/mL) stimolava in modo più efficace l’espressione della proteina basica della mielina (MBP) sulle fibre neuronali all’interno degli oligodendrociti (OL) e aumentava il numero di questi. Invece Zhang et al. hanno rilevato che l’erinacina A induce la neuritogenesi nelle cellule PC12, agendo come stimolo per la potenza dell’NGF piuttosto che per l’aumento della sua concentrazione. L’analisi delle vie di segnalazione cellulare ha inoltre mostrato che la crescita dei neuriti indotta da NGF, potenziata dall’erinacina A, è completamente mediata da TrkA e parzialmente dipendente da Erk1/2. In uno studio sull’uomo, Li et al. hanno condotto uno studio pilota in doppio cieco controllato con placebo su pazienti con Alzheimer lieve. Il gruppo che ha ricevuto l’estratto di micelio di H. erinaceus contenente erinacina A (EAHE) ha mostrato miglioramenti cognitivi, attribuiti alla stimolazione della sintesi di NGF e alla neurogenesi.
Per quanto riguarda invece le proprietà antitumorali di Hericium E., sono altrettanti gli studi a riguardo. In un modello murino con una linea cellulare di cancro del colon umano xenotrapiantata, Kim et al. hanno scoperto che gli estratti acquosi e acquosi/etanolo di HE iniettati per via intraperitoneale hanno portato alla regressione dei tumori. Questo effetto è stato associato a un abbassamento di citochine pro-infiammatorie sieriche. Inoltre, è stata notata una maggiore espressione di geni che codificano per il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), cicloossigenasi 2 (Cox2) e 5-lipossigenasi (5-LOX). È stato dimostrato che il trattamento con questi estratti ha anche inibito la migrazione delle cellule tumorali verso i polmoni rispettivamente del 66% e del 69%. In questi animali, è stata riscontrata una ridotta espressione delle metalloproteinasi della matrice MMP-2 e MMP-9 nelle cellule tumorali, causando probabilmente l’inibizione della migrazione e dell’invasione. In un altro modello murino con cellule xenotrapiantate di cancro al fegato, cancro gastrico e cancro al colon umano, Li et al. hanno scoperto che due estratti di Hericium, chiamati HTJ5 e HTJ5A, con un contenuto misto di composti aromatici, dipeptidi, indoli e aminoacidi, hanno mostrato anche una considerevole attività antitumorale contro tutte le linee cellulari. [8] A tal proposito, Lee et al. [7] hanno scoperto che l’erinacina A induce apoptosi nelle cellule di cancro del colon-retto attivando sia la via estrinseca sia quella intrinseca. Questo processo coinvolge l’aumento dell’espressione dei recettori della morte (TNFR, FasR, FasL) attraverso modificazioni degli istoni e cambiamenti nella via di segnalazione JNK/p300/p50. In altri studi, Lee et al. hanno riportato che l’erinacina A induce citotossicità nelle cellule di cancro del colon-retto (HCT‑116 e DLD‑1) tramite un aumento della produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) inibendo la proliferazione e l’invasione attraverso il targeting delle vie di segnalazione ROCK1/LIMK2/Cofilin e PI3K/mTOR/p70S6K. Lu et al. hanno confermato in vivo che l’erinacina A inibisce la crescita dei tumori DLD‑1 nei topi, associata a un aumento dell’attività di legame di NF‑κB e a una diminuzione della proliferazione cellulare. Inoltre, Huang et al. hanno dimostrato che l’erinacina A può inibire la generazione e la migrazione degli osteoclasti indotte dal cancro al seno, suggerendo un potenziale ruolo nella prevenzione delle metastasi ossee grazie alla riduzione della produzione di TGF‑β e MMP‑9 tramite le vie Erk o JNK.
Hericium E. trova inoltre applicazione anche per quanto riguarda il trattamento di ansia e depressione. Dati precedenti indicano che pazienti affetti da disturbo depressivo maggiore presentano livelli di NGF significativamente più bassi rispetto ai soggetti sani [7]. Pertanto, il micelio di Hericium erinaceus si ritiene abbia un ruolo nella depressione. Gli effetti del micelio di H. erinaceus arricchito in erinacina A su animali sottoposti a stress cronico ripetuto sono stati esaminati da Chiu et al, con una somministrazione di H. erinaceus (200 o 400 mg/kg). Questa ha invertito la riduzione indotta dallo stress di neurotrasmettitori come noradrenalina (NE), dopamina (DA) e serotonina (5‑HT), oltre ad aver ridotto l’aumento di citochine infiammatorie quali interleuchina‑6 e fattore di necrosi tumorale‑α (TNF‑α). Il meccanismo è stato collegato all’attivazione della via di segnalazione BDNF/TrkB/PI3K/Akt/GSK3β e al blocco dei segnali di NF‑κB. In un altro studio sono state somministrate due dosi di micelio di H. erinaceus (75 mg/kg e 150 mg/kg) per via orale a topi C57BL/6. I risultati indicano che una dose di 150 mg/kg di micelio di H. erinaceus migliora l’ansia nei roditori (p < 0,05) e inverte i disturbi del sonno NREM nella fase oscura indotti dal TST, confermando che un’assunzione più alta (150 mg/kg) di micelio di H. erinaceus riduce significativamente i livelli di ansia. In altri studi [2] è stato studiato che gli ingredienti bioattivi presenti in S. baicalensis, H. erinaceus e R. rosea agiscono sui principali eventi biochimici implicati nelle condizioni psichiatriche, imitando in una certa misura i meccanismi d’azione degli antidepressivi convenzionali e degli stabilizzatori dell’umore in assenza di gravi effetti avversi. Inoltre è stato visto che sono in grado di ripristinare le alterazioni nella neurotrasmissione delle monoamine e del GABA e stimolando la neurogenesi e la sintesi di fattori neurotrofici. Queste erbe modulano anche le funzioni neuroimmunitarie e neuroendocrine prendendo di mira l’iperattivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), implicato nei disturbi mentali. Nel 2015, Yao et al. hanno riportato gli effetti antidepressivi e antinfiammatori dell’amicenone (un estratto da Hericium contenente 0.5% ericenone e 6% amyloban) in un modello animale di depressione indotta da infiammazione da LPS [9]. È emerso che un trattamento acuto con 200 mg/kg di amicenone ha ridotto significativamente i comportamenti di tipo depressivo, suggerendo un potenziale effetto neuroprotettivo contro la depressione associata all’infiammazione. Tuttavia, il trattamento della depressione normalmente richiede una somministrazione a lungo termine di antidepressivi e un trattamento acuto potrebbe non garantire un effetto terapeutico duraturo, con il rischio di ricadute nel tempo. Ancora, secondo uno studio di Ryu et al. (2018) è emerso che la somministrazione cronica di una dose elevata (60 mg/kg) di estratto di H. erinaceus ha ridotto significativamente il tempo trascorso nella zona periferica del test dell’”open field”, suggerendo un potenziale effetto ansiolitico e indicando un effetto di tipo antidepressivo. Tuttavia, il modello animale utilizzato in questo studio prevedeva animali naïve, non precedentemente esposti a stress. L’efficacia di H. erinaceus come antidepressivo potrebbe variare tra soggetti naïve e depressi, poiché presentano comportamenti e risposte fisiologiche differenti. Un recente studio di Chiu et al. (2018) ha indagato gli effetti degli estratti di Hericium erinaceus arricchiti in erinacina A in un modello animale di depressione indotta da stress da contenzione ripetuto. È stato osservato che i composti bioattivi estratti dal micelio di H. erinaceus tramite estrazione etanolica arricchiti in erinacina A hanno avuto un effetto di tipo antidepressivo. Tuttavia, non è stato rilevato alcun effetto ansiolitico, in contrasto con i risultati di Ryu et al. (2018). Una possibile spiegazione di questa discrepanza è che i due studi abbiano utilizzato estratti differenti di H. erinaceus: Chiu et al. (2018) hanno impiegato un estratto etanolico del micelio arricchito in erinacina A, mentre Ryu et al. (2018) hanno utilizzato un estratto etanolico del corpo fruttifero. Sono quindi necessarie ulteriori ricerche per quanto riguarda la conferma degli gli effetti ansiolitici di H. erinaceus. Infine, recentemente, uno studio clinico ha esaminato gli effetti di Hericium erinaceus su ansia, depressione, alimentazione incontrollata (binge eating) e disturbi del sonno in 77 volontari con indice di massa corporea (BMI) ≥ 25 kg/m² e un’età media di 53,2 anni. I partecipanti, sovrappeso o obesi, erano positivi ad almeno uno dei test somministrati. Il gruppo che ha ricevuto l’intervento con H. erinaceus ha assunto tre capsule al giorno per 8 settimane, composte per l’80% da estratto di micelio e per il 20% da estratto del corpo fruttifero. I risultati hanno mostrato che H. erinaceus ha ridotto significativamente ansia e depressione, oltre a migliorare i disturbi del sonno dopo 8 settimane di somministrazione orale. Tale effetto è stato associato a un aumento della pro‑BDNF periferica e del rapporto pro‑BDNF/BDNF.
Per quanto riguarda le proprietà antinfiammatorie di Hericium E. [2], i meccanismi antinfiammatori indotti riscontrati sono attribuiti a una riduzione delle citochine pro-infiammatorie, una inibizione di iNOS, un aumento della crescita nervosa e una crescita di un microbiota intestinale benefico che protegge dai danni alla mucosa indotti da IBD e migliora l’immunità dell’ospite, insieme a una regolazione dello stress ossidativo. Si è anche rivelato un potenziamento delle attività della superossido dismutasi (SOD), del glutatione (GSH), della glutatione perossidasi (GSH-Px) e della catalasi (CAT) insieme ai livelli di proteine da shock termico 70 (HSP70), eme ossigenasi-1 (HO-1) e tioredossina e, infine, una diminuzione della perossidazione lipidica intesa come riduzione del contenuto di malondialdeide (MDA) e inibizione della lipossigenasi (LPX). Inoltre è capace di contrastare alterazioni mitocondriali, lo stress del reticolo endoplasmatico (ER) e l’apoptosi migliorando la depolarizzazione del potenziale di membrana mitocondriale (MMP) e la produzione di ATP, promuovendo al contempo la mitofagia e la biogenesi mitocondriale e diminuendo i livelli di proteina omologa C/EBP (CHOP), pJNK, p-p38, rapporto Bax/Bcl-2, caspasi 3, 6 e 9 e rilascio di citocromo-c. Ancora, H. erinaceus contrasta l’infiammazione diminuendo l’attivazione delle cellule gliali, i livelli di NF-κB, così come la produzione di citochine pro-infiammatorie TNF-α e IL-β1 e IL-6. Hericium promuove anche la neurogenesi, la differenziazione neuronale e la sintesi di fattori neurotrofici aumentando il rilascio di dopamina (DA), noradrenalina (NE) e serotonina (5-HT), in parte agendo come inibitori della monoamino ossidasi (MAO), anche in riferimento ai suoi effetti sull’umore descritti precedentemente. Hsu et al. in tal proposito, hanno scoperto che il micelio micronizzato di H. erinaceus protegge dai danni indotti da MPTP ripristinando i livelli di dopamina e riducendo i marcatori di stress ossidativo. Questo effetto è accompagnato da un aumento dell’attività degli enzimi antiossidanti (SOD, catalasi, G6PDH, GRd). Anche Lee et al. hanno mostrato che un pretrattamento con erinacina A (5 mg/kg) o con micelio di H. erinaceus (1 g/kg) ha attenuato la neuroinfiammazione indotta da LPS nei ratti. Tale trattamento ha prevenuto l’espressione di iNOS, TNF‑α e IL‑1β in vivo e ha protetto i neuroni dopaminergici inibendo la fosforilazione di JNK e NF‑κB. [7]
Hericium si è anche dimostrato utile nella protezione contro gli attacchi ischemici. In uno studio [7] hanno dimostrato che la somministrazione orale di micelio di H. erinaceus ricco di erinacina A (50 e 300 mg/kg) ha ridotto il volume totale dell’infarto cerebrale in un modello di ischemia cerebrale focale nel ratto. Questa protezione era associata a una riduzione dei livelli di citochine infiammatorie (IL‑1β, IL‑6, TNF‑α) e alla soppressione delle specie reattive dell’azoto tramite la down‑regolazione di iNOS, p38 MAPK e CHOP. Allen et al. invece hanno riscontrato che i ratti trattati con micelio di H. erinaceus ricco di erinacina A hanno mostrato una maggiore sopravvivenza neuronale dopo una lesione cerebrale. Il meccanismo d’azione proposto suggerisce che il micelio di H. erinaceus possa ridurre l’apoptosi neuronale e diminuire la probabilità di ictus nel cervello dei ratti agendo sulle specie reattive dell’azoto (RNS) mediate da iNOS e sulla via p38 MAPK/CHOP. In un altro studio Hsu et al. hanno utilizzato modelli in vitro (OGD) e in vivo (tHI) per dimostrare che l’erinacina A mitiga i danni neuronali e degli astrociti. L’effetto protettivo è stato attribuito all’inibizione della via di segnalazione NF‑κB, associata a processi pro‑infiammatori e alla proliferazione degli astrociti.
Hericium è anche noto per i suoi benefici effetti a livello gastro-intestinale. Per valutare l’efficacia clinica dell’Hericium nell’alleviare le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), estratti di polisaccaridi, estratti alcolici ed estratti totali preparati mediante estrazione con solvente sono stati somministrati per 2 settimane a ratti con IBD indotta. L’attività di danno, i punteggi dell’indice di danno morfologico e tissutale nella mucosa del colon sono risultati migliorati, mentre l’attività della MPO è risultata diminuita. Fattori infiammatori sono stati espressi in modo differenziale anche nella mucosa del colon di ratti con IBD, tra cui citochine sieriche, Foxp3 e interleuchina (IL)-10 sono aumentati mentre NF-κB p65 e fattore di necrosi tumorale (TNF)-α sono diminuiti ( P <0,05) e le cellule T sono state attivate ( P <0,05), soprattutto nel gruppo trattato con estratti alcolici. E’ stato anche scoperto che la struttura del microbiota intestinale dei gruppi trattati con estratti di H. erinaceus è cambiata significativamente rispetto al gruppo modello. Ulteriori studi hanno rivelato che i polisaccaridi negli estratti di Hericium possono svolgere un ruolo prebiotico, mentre gli estratti alcolici mostrano effetti battericidi e immunomodulatori. [10] A livello gastro-intestinale ha effetti antinfiammatori che lo rendono estremamente efficace in tutte le patologie infiammatorie come, ad esempio, nella gastrite, reflusso gastroesofageo, esofagite di Barrett ma anche verso da problematiche croniche dell’intestino quali il morbo di Chron e la rettocolite ulcerosa. In un altro studio è stato valutato l’effetto antinfiammatorio del polisaccaride di H. erinaceus in un modello di colite indotta in topi C57BL/6. I dati indicano che l’estratto è stato in grado di migliorare i sintomi clinici e di ridurre i principali marcatori di stress ossidativo. Ha inoltre soppresso la secrezione di interleuchina (IL)-6, interleuchina (IL)-1β, fattore di necrosi tumorale (TNF)-α e l’espressione di cicloossigenasi-2 (COX-2), ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS) e ha diminuito l’espressione del relativo mRNA. Allo stesso tempo, ha bloccato la fosforilazione del fattore nucleare-κB (NF-κB) p65, dell’inibitore alfa di NF-κB (IκB-α), delle chinasi proteiche attivate dai mitogeni (MAPK) e della proteina chinasi B (Akt) nei topi trattati. Inoltre, ha invertito la disbiosi intestinale indotta e ha mantenuto l’integrità della barriera intestinale, fungendo da nutriente alimentare protettivo contro le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD). [11] un altro studio osservazionale su 56 pazienti con situazioni infiammatorie intestinali diverse (carcinoma colo-rettale, mesotelioma peritoneale, e parassiti intestinali), tutti con elevati livelli di FC iniziale sono stati supplementati per 3 mesi con 2 grammi al giorno (1 grammo prima di pranzo e 1 grammo prima di cena) con una particolare formulazione di H. erinaceus, costituita da 80% di micelio e corpo fruttifero e 20% di estratto idroalcolico. Dopo 3 mesi è stata effettuata la rivalutazione della FC che si è significativamente ridotta in tutti i gruppi. Le riduzioni sono state rispettivamente del 74,5, 74,8%,75,8% e 70,1%. Tutti i soggetti hanno riportato notevole miglioramento o remissione dei sintomi e miglioramento della qualità della vita. [12]
A livello di assunzione ed effetti avversi correlati, come dimostrato da studi di tossicologia subcronica, H. erinaceus arricchito con erinacina A somministrato quotidianamente è sicuro e non teratogeno a dosi fino a 3 g/kg e 2,625 g/kg, rispettivamente, che è quasi 171 volte l’assunzione giornaliera raccomandata per gli esseri umani (1,05 g/60 kg di peso corporeo/giorno). Inoltre, il micelio di H. erinaceus non è mutageno nel test di mutazione inversa batterica (test di Ames), nel test di aberrazione cromosomica in vitro e nel test del micronucleo eritrocitario in vivo. In linea con questi studi, nei ratti non si osservano segni di tossicità in seguito alla somministrazione orale di un estratto di micelio di H. erinaceus alla dose di 2,395 g/kg . Nell’uomo non si segnalano effetti avversi in seguito all’assunzione orale di estratti di H. erinaceus alla dose cumulativa di 1,650 g/giorno (di cui l’80% di micelio in massa e il 20% di estratti del corpo fruttifero). [2]
Fonti
[1] Hetland, G.; Tangen, J.-M.; Mahmood, F.; Mirlashari, M.R.; Nissen-Meyer, L.S.H.; Nentwich, I.; Therkelsen, S.P.; Tjønnfjord, G.E.; Johnson, E. Antitumor, Anti-inflammatory and Antiallergic Effects of Agaricus blazei Mushroom Extract and the Related Medicinal Basidiomycetes Mushrooms, Hericium erinaceus and Grifola frondosa: A Review of Preclinical and Clinical Studies. Nutrients 2020, 12, 1339. https://doi.org/10.3390/nu12051339
[2] Limanaqi, F.; Biagioni, F.; Busceti, C.L.; Polzella, M.; Fabrizi, C.; Fornai, F. Potential Antidepressant Effects of Scutellaria baicalensis, Hericium erinaceus and Rhodiola rosea. Antioxidants 2020, 9, 234. https://doi.org/10.3390/antiox9030234
[3] Nan Xiao e Quynh-Thu Le, Neurotrophic Factors and Their Potential Applications in Tissue Regeneration, in Archivum Immunologiae et Therapiae Experimentalis, vol. 64, n. 2, 2016-04, pp. 89–99, DOI:10.1007/s00005-015-0376-4
[4] Izabela Szućko-Kociuba, Alicja Trzeciak-Ryczek e Patrycja Kupnicka, Neurotrophic and Neuroprotective Effects of Hericium erinaceus, in International Journal of Molecular Sciences, vol. 24, n. 21, 3 novembre 2023, pp. 15960, DOI:10.3390/ijms242115960
[5] Hericenones From Hericium erinaceus (Bull.) Pers.: A Scoping Review of Structural Diversity and Health Benefits. Ahmed Othman, Yhiya Amen, Kuniyoshi Shimizu. https://doi.org/10.1002/cbdv.202502560. 10 January 2026
[6] Beyond Neurotrophins: A Proposed Neurotrophic–Epigenetic Axis Mediated by Non-Coding RNA Networks for Hericium erinaceus Bioactives—A Hypothesis-Driven Review Giovanni Luca Cipriano, Ivana Raffaele, Alessia Floramo, Veronica Argento, Deborah Stefania Donato, Chiara Malatino, Serena Silvestro, Giovanni Schepici, Maria Francesca Astorino, Marco Calabrò and Ivan Anchesi. https://doi.org/10.3390/ijms27031269. 27 gennaio 2026 , 27(3): 1269
[7] Recent Advances in Erinacine A: Preparation, Biological Activities, and Biosynthetic Pathway. Jingyuan Wang, Huan Liu, Chunlei Wang and Chengwei Liu. Molecules 2026, 31, 219. https://doi.org/10.3390/molecules31020219
[8] Hericium erinaceus (Lion’s Mane) as a Neuro- and Nervous-System-Regulating Functional Food: A Review. Mocan A., Zengin G., Căta A., Locatelli M., Carradori S., Mollica A., Seedi M. Food & Function (Royal Society of Chemistry), 2018, vol. 9, pp. 5403–5428.
[9] Chong PS, Fung ML, Wong KH, Lim LW. Therapeutic Potential of Hericium erinaceusfor Depressive Disorder. Int J Mol Sci. 2019 Dec 25;21(1):163. doi: 10.3390/ijms21010163. PMID: 31881712; PMCID: PMC6982118.
[10] Diling C, Xin Y, Chaoqun Z, Jian Y, Xiaocui T, Jun C, Ou S, Yizhen X. Extracts from Hericium erinaceus relieve inflammatory bowel disease by regulating immunity and gut microbiota. Oncotarget. 2017 Sep 6;8(49):85838-85857. doi: 10.18632/oncotarget.20689. PMID: 29156761; PMCID: PMC5689651.
[11] Ren Y, Geng Y, Du Y, Li W, Lu ZM, Xu HY, Xu GH, Shi JS, Xu ZH. Polysaccharide of Hericium erinaceus attenuates colitis in C57BL/6 mice via regulation of oxidative stress, inflammation-related signaling pathways and modulating the composition of the gut microbiota. J Nutr Biochem. 2018 Jul;57:67-76. doi: 10.1016/j.jnutbio.2018.03.005. Epub 2018 Mar 16. PMID: 29677563.
[12] Micotherapy, from fake news to scientific evidence. https://natural1.it/micoterapia-dalle-fake-news-alle-evidenze-scientifiche/
[13] Aloe et al., 2012; Eriksdotter-Jonhagen et al., 2012; Ferreira et al., 2015; Mandel, 2010; Petty et al., 1994; Sofroniew et al., 2001; Tuszynski et al., 2005





