MORINGA Superior

35,00 

A base Moringa utile per favorire il metabolismo dei lipidi e l’equilibrio del peso corpereo.

60 Capsule Vegetali.

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MORINGA SUPERIOR

Flacone da 60 Capsule Vegetali.

INGREDIENTI: Moringa foglie polvere, Moringa semi e.s.

INDICAZIONI: Moringa Superior è un integratore a base di foglie e semi di Moringa, di supporto per la funzione digestiva, la normale circolazione del sangue e il metabolismo dei lipidi. E’ inoltre utile per favorire l’equilibrio del peso corporeo.

Contenuti medi per dose massima giornaliera (2 capsule):

  • Moringa foglie polvere 600 mg
  • Moringa semi e.s. 600 mg di cui polisaccaridi 240 mg e di cui glicosidi totali 60 mg

Modo d’uso: 1 o 2 capsule al giorno, preferibilmente ai pasti principali, da deglutire con abbondate acqua.

FOCUS MORINGA OLEIFERA

Moringa Oleifera è una pianta appartenente alla famiglia Moringaceae, un genere di piante arboree tropicali e subtropicali appartenenti all’ordine Brassicales. È conosciuta come “albero della vita”, “albero del rafano”, “albero dell’acqua pulita”, e, in effetti, questa particolare pianta originaria delle regioni di India, Pakistan e Afghanistan situate ai piedi dell’ Himalaya è un’inesauribile fonte di risorse per l’uomo. È coltivata nella maggior parte dei paesi della fascia tropicale ed equatoriale, raggiunge i dieci metri di altezza, ed è quasi immortale: cresce nei terreni poveri, ricresce dopo essere stata tagliata e produce frutti anche quando c’è grande siccità. Per questa sua capacità di crescere in condizioni aride e in terreni poveri, oltre che per le sue proprietà nutrizionali superiori, a livello archetipico è considerata per l’appunto come l’albero della vita e dei miracoli. Praticamente tutta la pianta è commestibile e possiede un notevole interesse dal punto di vista nutrizionale. È di grande rilievo il fatto che il contenuto proteico delle parti della pianta è completo, ovvero le parti della pianta contengono tutta la gamma degli aminoacidi richiesta per il fabbisogno proteico, anche quelli essenziali, oltre ad abbondare di vitamine e sali minerali. Questo fatto è pressoché unico tra i vegetali: si può definire Moringa Oleifera come l’unica pianta oggi nota con tali caratteristiche. La droga, cioè la parte di pianta dotata di proprietà officinali, è costituita principalmente dalle foglie e dai semi, ma anche i fiori e le radici vantano proprietà salutari. Le foglie, che costituiscono la droga più studiata ed utilizzata, sono la parte più utilizzata per il loro alto valore nutrizionale: contengono in alta percentuale le vitamine del gruppo B, le vitamine A, C, E, e K, proteine (circa il 30% del loro peso secco), 9 aminoacidi essenziali, minerali quali calcio, potassio, zinco, magnesio, ferro, fosforo e rame (il potassio in particolare è particolarmente abbondante). E’ presente anche una buona percentuale di fibre, circa il 20%. Contengono inoltre flavonoidi, in particolare quercetina, miricetina, kaempferolo e loro derivati, oltre che ad acidi fenolici, quali acido caffeilchinico, acido gallico, acido clorogenico ed acido ellagico. Contengono anche carotenoidi, saponine, alcaloidi, tanni e fitati, oltre che ai glucosinolati, di cui il maggior rappresentante è la glucomoringa. I glucosinolati non sono però bioattivi fino a quando non vengono idrolizzati (durante la frantumazione o la rottura delle cellule vegetali), dagli enzimi endogeni “mirosinasi” con conseguente formazione di tiocianati, isotiocianati e nitrili che costituiscono le molecole attive. Ai frutti immaturi, consumati previa bollitura, sono attribuite proprietà afrodisiache. Le radici hanno un sapore simile al Rafano, caratteristica che ha attribuito a questa pianta il nome di “albero del rapanello” (horseradish tree), e si possono utilizzare grattugiate come condimento aromatizzante, senza eccedere nell’uso, per il contenuto di un alcaloide tossico (spirochina). I semi invece, dai quali si ottiene un olio dalla composizione simile a quella dell’olio di oliva (l’acido oleico rappresenta circa il 65-77% del contenuto totale in acidi grassi), contengono glucosinolati in percentuale maggiore rispetto alle foglie, fitosteroli, alcuni composti fenolici e saponine. Le altre parti della pianta presentano un profilo fitochimico abbastanza simile. La Moringa è utilizzata nell’antica medicina ayurvedica per prevenire numerose malattie, in virtù delle sue numerose proprietà medicinali. Inoltre le foglie – consumate direttamente fresche o essiccate, oppure in forma di infuso – sono utilizzate per la cura di malaria, febbre tifoide, malattie parassitarie, artrite, gonfiori, tagli, malattie della pelle, disturbi genito-urinari, ipertensione e diabete. Solo alcune delle attività specifiche di Moringa riportate negli studi etno farmacologici sono state studiate e verificate attraverso studi preclinici in vitro e in vivo effettuati utilizzando estratti delle diverse parti della pianta. Questi studi si sono focalizzati in particolare sulle attività antiossidante, antibatterica, antifungina, antivirale, antinfiammatoria, immunomodulatoria, ipolipidemizzante, ipoglicemizzante e antitumorale. In uno studio relativo alla connessione tra Moringa ed effetti ipoglicemizzanti, è stato evidenziato come la pianta abbia la capacità di ridurre la glicemia grazie al suo alto contenuto di flavonoidi ed acidi fenolici, senza causare effetti avversi. I meccanismi proposti per ridurre la glicemia includono sia l’inibizione delle attività di α-amilasi pancreatiche e α-glucosidasi intestinali, con conseguente diminuzione dell’assorbimento intestinale del glucosio e dei prodotti finali del processo di glicazione avanzata. Uno tra questi è l’emoglobina glicata, che si forma in seguito alla reazione tra glucosio ed emoglobina e il cui valore fornisce un’indicazione sui livelli medi della glicemia negli ultimi due o tre mesi prima dell’esame del sangue – riducendo così il rischio di sviluppare diabete mellito e migliorando i livelli di glucosio nei pazienti pre diabetici e diabetici. Inoltre, grazie all’elevato contenuto di composti polifenolici, le foglie di moringa possiedono una notevole attività antiossidante, che consente loro di inibire lo stress ossidativo causato dallo stato iperglicemico del soggetto. Altri possibili meccanismi legati all’azione ipoglicemizzante di Moringa, oltre all’aumento della secrezione e della sensibilità all’insulina, riguardano l’aumento della captazione di glucosio nei muscoli e nel fegato, l’inibizione dell’assorbimento del glucosio a livello intestinale e una diminuzione della gluconeogenesi nel fegato. [1] Una ricerca sistematica nel database PubMed e nelle biblioteche sugli effetti della Moringa, che ha incluso 33 studi su animali e 8 studi sull’uomo, ha confermato l’effetto ipoglicemizzante, sia in condizioni acute che in somministrazioni a lungo termine (anche in merito alla prevenzione di altri cambiamenti metabolici e complicazioni associate allo stato iperglicemico), più ulteriori numerose funzioni. Secondo questi studi la pianta presenta infatti un’ampia varietà di attività biologiche, mostrando potenti azioni antiossidanti, analgesiche, citoprotettive, antiulcera, antipertensive e immunomodulatorie, nonché un effetto inibitorio sui mediatori proinfiammatori come iNOS, COX-2, PGE-2, TNF-α, IL-1β e IL-6. Il suo valore terapeutico come cardioprotettivo, epatoprotettivo, neuroprotettivo, antiasmatico, antitumorale, antimicrobico, ipolipidemizzante, modulatore del microbiota intestinale e antidiabetico deriva dai suoi costituenti fitochimici quali alcaloidi e composti fenolici. Esperimenti hanno fornito prove che le molecole o gli estratti ricchi contenuti nella Moringa inibiscono l’attività dell’α-amilasi pancreatica e dell’α-glucosidasi intestinale, di cui abbiamo discusso anche precedentemente, oltre ad altri molteplici potenziali meccanismi coinvolti che includono, ad esempio, l‘inibizione da parte dei glicosidi della quercetina dell’assorbimento del glucosio dipendente da Na + tramite il trasportatore SGLT-1. Sono tre gli studi che indagano l’effetto ipoglicemico della Moringa Oleifera utilizzando polvere di foglie secche. Nello studio di Villarruel-López et al., la somministrazione di 50 mg/die di polvere di foglie secche di Moringa per 8 settimane a ratti diabetici indotti ha portato a una diminuzione della glicemia, misurata alla settimana 2, che tendeva a rimanere attiva nelle settimane successive. Risultati simili sono stati riportati da Oboh et al. in ratti diabetici indotti che hanno ricevuto il 2% o il 4% di foglie di Moringa nella loro dieta per 14 giorni, con o senza acarbosio, un inibitore dell’α-glucosidasi e dell’α-amilasi. Entrambe le dosi (2% e 4%) hanno ridotto progressivamente e la glicemia a digiuno durante il trattamento. Nel terzo studio, è stato riscontrato un effetto di miglioramento dell’intolleranza acuta al glucosio della polvere di foglie secche di Moringa Oleifera. Questo studio consisteva in un test di tolleranza al glucosio orale (OGTT) eseguito su ratti spontaneamente diabetici che ricevevano una singola dose orale di glucosio (2 g/kg di peso corporeo) più Moringa (200 mg/kg di peso corporeo) rispetto ai ratti diabetici che ricevevano solo glucosio. Nello studio di Oboh et al., quando i semi venivano utilizzati al posto delle foglie, anche la riduzione del livello di glucosio nel sangue a digiuno era significativa. Tuttavia, le foglie al 4% nella dieta (con o senza acarbosio) hanno mostrato l’effetto riducente maggiore rispetto agli altri integratori di foglie (2%) e semi (2% e 4%). In uno studio diverso che utilizzava anche la polvere di semi di Moringa, a dosi di 50 e 100 mg/kg di peso corporeo mescolata alla dieta, sono state osservate riduzioni del 35% e del 45% della glicemia a digiuno e del 13% e del 22% dell’emoglobina glicata (HbA1C) dopo un trattamento di 4 settimane rispetto al gruppo di controllo positivo. Per quanto riguarda gli effetti ipoglicemici acuti, le prove sono state ottenute utilizzando estratti acquosi di foglie, invece delle foglie in polvere, entrambi, con o senza sfida orale di glucosio. Nel primo caso, ratti diabetici indotti pretrattati con 200 mg/kg di estratto di foglie 90 minuti prima di una sfida orale di glucosio hanno mostrato livelli di glucosio significativamente più bassi a 1, 2 e 3 ore dopo la somministrazione. In questo studio, la dose di 100 mg/kg ha avuto un effetto minore e la dose di 300 mg/kg ha mostrato un effetto simile alla dose di 200 mg/kg, che ha ridotto di circa il 25% i valori di glucosio due ore dopo la sfida. Infine è stato studiato l’effetto ipoglicemico durante un OGTT eseguito dopo 30 minuti di somministrazione orale di 20 mL/kg di tè di foglie di Moringa: è stata osservata una diminuzione complessiva del 18% della glicemia postprandiale nei 150 minuti successivi alla stimolazione con glucosio. L’effetto anti-iperglicemico acuto è stato dimostrato anche con l’estratto acquoso di foglie in soggetti a cui è stata misurata la glicemia (senza stimolazione orale con glucosio) a intervalli di 2 ore dopo la somministrazione di 100 mg/kg di estratto in 2 giorni consecutivi. Nello studio di Khan et al., i ratti trattati con diabete hanno mostrato una caduta massima del 53,2% nella glicemia a digiuno dopo 4 ore di somministrazione orale. Effetti simili sono stati evidenziati nei topi il cui diabete è stato indotto tramite una dieta ricca di grassi, mostrando una diminuzione del 34% della glicemia il giorno 2 che si è normalizzata rispetto ai topi di controllo (non diabetici) e una diminuzione di oltre il 50% il giorno 3. L’estratto acquoso di foglie di Moringa ha anche mostrato un effetto ipoglicemico cronico in esperimenti con trattamenti a lungo termine. Ad esempio, questo effetto è stato dimostrato lungo tre settimane di intervento con 100 mg/kg o 200 mg/kg di estratto acquoso rispetto ai non trattati con l’estratto, questi ultimi mostrando una completa normalizzazione in 7 giorni. L’effetto di riduzione cronica dell’iperglicemia è stato osservato anche in soggetti animali a cui è stato somministrato per via orale un estratto acquoso (250 mg/kg o 300 mg/kg) per 18 giorni o 24 giorni rispetto ai livelli di glucosio nel sangue nel gruppo di controllo alla fine dell’intervento, e in un modello di topi simile a cui è stata somministrata una dose di 100 mg/kg di estratto acquoso per 14 giorni. In quest’ultimo, sia la glicemia a digiuno che l’HOMA-IR sono migliorati significativamente rispetto ai topi diabetici non trattati. I risultati sono stati simili all’effetto della metformina. Uno studio diverso, condotto con estratto etanolico di semi di Moringa (161 mg di isotiocianato di Moringa [MIC-1]/kg), ha mostrato significativi effetti di riduzione della glicemia nell’OGTT eseguito alle settimane 2, 4, 6, 9 e 12 di trattamento nei topi con diabete indotto da una dieta molto ricca di grassi rispetto agli animali diabetici non trattati. Due studi sono stati condotti con la somministrazione di capsule/compresse di foglie macinate di Moringa a pazienti diabetici di tipo 2 non insulino-dipendenti che hanno ricevuto solo farmaci antidiabetici orali e raccomandazioni dietetiche per ridurre l’apporto energetico. Nel primo studio, di Kumari et al., 22 pazienti diabetici hanno ricevuto il trattamento con Moringa e nove no, mentre nel secondo studio, di Giridhari et al., 60 pazienti sono stati divisi equamente in due gruppi (trattamento con Moringa e controllo). La durata dell’intervento è stata rispettivamente di 40 e 90 giorni. In Kumari et al. studio, l’assunzione giornaliera di 8 Moringa g ha portato a una riduzione del 26% della glicemia postprandiale alla fine dell’intervento. Nel frattempo, nello studio di Giridhari et al., due compresse al giorno di una quantità sconosciuta di polvere, hanno ridotto il livello di glicemia postprandiale da 210 mg/dL a 191, 174 e 150 mg/dL, rispettivamente, dopo il primo, secondo e terzo mese di integrazione (riduzione del 29%). In quest’ultimo studio, anche l’HbA1C è stata ridotta dopo il trattamento (da 7,81 ± 0,51% a 7,40 ± 0,63%) mentre questo non era il caso nel gruppo di controllo. In un altro studio, 60 donne in postmenopausa, ma altrimenti sane, divise in due gruppi paralleli, hanno ricevuto, rispettivamente, nessun integratore o 7 grammi di polvere di foglie di Moringa, per 3 mesi. In questo periodo, è stata osservata una diminuzione del 13,5% della glicemia a digiuno. Inoltre, il numero di donne che hanno normalizzato i valori di glucosio (cioè, <110 mg/dL) nel gruppo che ha assunto Moringa era più alto rispetto al gruppo di controllo. Alcuni di questi studi riportano anche riduzioni significative dei livelli di colesterolo sierico e triacilgliceroli e miglioramenti nel livello di vitamine antiossidanti (retinolo e acido ascorbico) ed enzimi antiossidanti (superossido dismutasi [SOD], glutatione perossidasi [GSH-Px]) e biomarcatori dello stress ossidativo (malondialdeide [MDA]). La stessa dose (4 g) di un prodotto simile ricavato dalla foglia di Moringa aveva precedentemente mostrato in 10 volontari sani un aumento della secrezione media di insulina rispetto al placebo. L’insulina è stata misurata a intervalli fissi durante sei ore dopo l’ingestione di Moringa, mentre per il resto è stata mantenuta la condizione di digiuno. L’insulina plasmatica media nei gruppi che hanno assunto e in quelli placebo era rispettivamente 4,1 ± 7,1 e 2,3 ± 0,9 μU/mL e l’AUC (area sotto la curva) del rapporto insulina/glucosio era superiore del 74% nel primo gruppo citato. Poiché è stata segnalata una somiglianza tra le proteine isolate dalla foglia di Moringa e l’insulina, l’aumento della secrezione di insulina potrebbe essere spiegato dalla reattività crociata degli anticorpi utilizzati nell’immunoanalisi con queste proteine o con i peptidi derivanti dalla loro digestione gastrointestinale. A questo proposito, una dose più elevata, sotto forma di 20 g di polvere di foglie essiccate somministrata come parte di un pasto, ha determinato livelli di glucosio postprandiale inferiori rispetto a un pasto di controllo in un gruppo di pazienti diabetici Saharawi. Inoltre, l’aumento del glucosio rispetto al basale era inferiore a 90, 120 e 150 minuti dopo l’inizio del pasto. Un altro studio a dose singola, condotto su adulti sani a cui è stato somministrato tè di Moringa, ha rivelato che la dose inferiore di 200 mL ha indotto una maggiore riduzione dei livelli di glucosio 30 minuti dopo il sovraccarico di glucosio (22,8%) rispetto alla dose più elevata (400 mL, 17,9%). Questo suggerisce che la dose più bassa ha avuto un effetto più potente sull’assorbimento intestinale del glucosio, mentre la dose più alta ha avuto un effetto maggiore sul glucosio circolante. Gli studi indicano inoltre il forte potere antiossidante di foglie e semi nei modelli animali di diabete. Infatti, queste parti di Moringa sono in grado di riparare gli elevati livelli di stress ossidativo che sono intrinseci all’induzione chimica del diabete nei modelli animali e negli animali alimentati con una dieta molto ricca di grassi. Questo effetto è stato osservato anche con estratti vegetali, sia acquosi che ottenuti con solventi organici, e documentato in molti organi diversi, come il fegato, il rene, il pancreas, il cervello e il cuore. Il metodo di elezione impiegato per testare la capacità antiossidante in questi organi è la misurazione della perossidazione lipidica attraverso la formazione di MDA, che è costantemente diminuita negli animali diabetici trattati con Moringa rispetto agli animali non trattati. Ciò potrebbe essere spiegato dall’effetto della Moringa sull’attività degli enzimi antiossidanti, poiché molti risultati di studi confermano che la Moringa e i suoi estratti possono invertire la diminuzione di SOD, catalasi (CAT) e GSH-Px osservata negli animali diabetici rispetto al controllo negativo, nonché aumentare il sistema antiossidante non enzimatico GSH (glutatione ridotto). Per quanto riguarda l’infiammazione, sono stati osservati effetti positivi della somministrazione orale di Moringa e dei suoi estratti quando si misura l’espressione di citochine infiammatorie nel fegato e nei muscoli, nei reni e nel tessuto della ferita di animali diabetici. Nello specifico, questa riduzione dell’infiammazione è stata osservata sui livelli di TNF-α, IL-6 e iNOS. Inoltre, sono state riscontrate concentrazioni inferiori di altri marcatori dell’infiammazione come IL-1β, MCP-1 e COX-2. Altri studi, come quelli di Omodanisi et al., hanno osservato che la somministrazione orale di un estratto metanolico di Moringa (250 mg/kg) ad animali diabetici indotti per sei settimane ha indotto una significativa riduzione dei marcatori enzimatici epatici alterati rispetto ai ratti diabetici non trattati e l’effetto epatoprotettivo è stato dimostrato anche con l’analisi istopatologica di sezioni di fegato. La riduzione degli enzimi epatici è stata osservata anche da Khan et al., così come la prevenzione dei cambiamenti istopatologici del fegato in una serie di studi diversi. Il miglioramento dei risultati istopatologici associati all’induzione del diabete è stato documentato anche nel tessuto renale, nel pancreas e nel cuore. Per quanto riguarda l’analisi del profilo lipidico sierico, i risultati sembrano essere coerenti circa l’effetto ipolipidemico di Moringa. Una significativa diminuzione del colesterolo LDL e dei triacilgliceridi è riportata in diversi lavori che confrontano animali diabetici trattati e non trattati. Alcuni di essi riscontrano anche una diminuzione dei livelli di colesterolo totale e un aumento del colesterolo HDL con estratti di Moringa e anche da semi della stessa. Joung et al., hanno misurato l’espressione dei geni coinvolti nel metabolismo lipidico epatico e hanno riscontrato una diminuzione dell’espressione dei geni lipogenici ACC, FAS, SREBP-1 con foglie di Moringa fermentate e un aumento dell’espressione genica lipolitica come indicato dalle misurazioni di CD36, ACOX-1, ATGL e HSL. Hanno anche riscontrato una riduzione dello stress del reticolo endoplasmatico nel muscolo scheletrico, come dimostrato da livelli di espressione inferiori della proteina chaperon BiP e del regolatore del legame disolfuro PDI durante il trattamento con Moringa negli animali diabetici. Risultati coincidenti riguardanti la ridotta espressione di SREBP-1 e FAS sono stati trovati da altri autori che hanno anche riportato un aumento dell’ossidazione degli acidi grassi come documentato dall’aumento del rapporto p-ACC/ACC a livello del fegato. Poiché la lipotossicità e la resistenza all’insulina sono strettamente correlate come anomalie metaboliche presenti nello sviluppo del diabete, è stata studiata anche l’espressione dei geni coinvolti nell’omeostasi del glucosio. Abd Eldaim et al. hanno scoperto che un estratto acquoso di Moringa ha aumentato l’espressione del gene della glicogeno sintasi (glicogenico), diminuito quella della piruvato carbossilasi (gluconeogenico) e il gene della caspasi 3 apoptotica nel fegato, che dimostrano la normalizzazione esercitata dal trattamento con Moringa sul metabolismo disregolato associato all’induzione del diabete. Ha anche riparato l’attività glicolitica nel fegato aumentando gli enzimi esochinasi e piruvato chinasi che erano diminuiti. [2] Una recentissima revisione della letteratura ha analizzato gli studi in vivo e clinici relativi ai benefici della Moringa nello alleviare i disturbi della sindrome metabolica. Dai dati emersi dagli studi in vivo, è evidente che l’intervento con moringa è efficace nel migliorare gli indici della sindrome metabolica. Le varie parti di moringa e i loro estratti, ottenuti con diversi solventi, hanno dimostrato di controllare l’infiammazione modulando le citochine infiammatorie (TNF-α, IL-6 e IL-1β) e regolando il metabolismo del glucosio e dei lipidi, riducendo i livelli di adipochine, modulando l’espressione di PPARα e PPARγ (recettori intracellulari coinvolti nel metabolismo dei lipidi) e aumentando l’assorbimento di glucosio stimolato dall’insulina mediato da GLUT-4. I possibili effetti di moringa nella gestione dell’obesità sono stati valutati in uno studio clinico pilota su 15 donne obese. I risultati hanno suggerito che la somministrazione di capsule contenenti estratto etanolico di moringa (400 mg) per 8 settimane ha ridotto significativamente gli indici di obesità come i livelli dell’indice di massa corporea, colesterolo totale e LDL e, inoltre, gli enzimi epatici come le transaminasi AST e ALT sono stati normalizzati. [3,4,5] Per quanto riguarda nello specifico l’effetto ipolipidemico, molti composti presenti nelle foglie di Moringa sono in grado di influenzare l’omeostasi lipidica. Alcuni composti fenolici appartenenti alla classe dei flavonoidi sono in grado di ridurre e ritardare l’assorbimento di colesterolo tramite l’inibizione dell’enzima colesterolo-esterasi del pancreas. Sono in grado inoltre di legare gli acidi biliari formando complessi insolubili e difficilmente riassorbibili aumentando la loro escrezione fecale provocando una riduzione delle concentrazioni plasmatiche di colesterolo. L’estratto etanolico di Moringa Oleifera è in grado di ridurre l’attività dell’enzima 3- idrossimetile glutaril CoA reduttasi (HMG-CoA) che detiene un ruolo fondamentale nella biosintesi del colesterolo. Composti appartenenti alla classe delle saponine ugualmente presenti nella pianta sono anch’essi in grado di legarsi agli acidi biliari ed al colesterolo in modo da impedire l’assorbimento di quest’ultimo riducendo la circolazione enteroepatica degli acidi biliari aumentando la loro escrezione fecale. L’aumento dell’escrezione degli acidi biliari è compensato da una migliore sintesi degli acidi biliari nel fegato, portando all’abbassamento del colesterolo plasmatico [6]. Un estratto acquoso ottenuto delle foglie della pianta ha evidenziato una rilevante attività ipocolesterolemizzante in vivo, ha provocato infatti significativi abbassamenti dei valori di colesterolo nel siero di ratti alimentati con una dieta a contenuto lipidico molto elevato. Questo effetto può essere attribuito alla presenza di fitocostituenti bioattivi [7]. Nel contesto di un ulteriore studio sperimentale in vivo effettuato su ratti ipercolesterolemici, i semi della Moringa si sono dimostrati efficaci nel ridurre i livelli ematici di colesterolo, fosfolipidi, lipoproteine a bassa densità (LDL), lipoproteina a densità molto bassa (VLDL). All’interno del medesimo studio si sono osservate diminuzione del profilo lipidico del fegato ed aumento dell’escrezione fecale di colesterolo [8]. Invece per quanto riguarda ancora l’attività antinfiammatoria, in uno studio è stata evidenziata la capacità dell’estratto di foglie di Moringa di inibire la produzione di citochine da parte dei macrofagi umani, del fattore α-TNF di necrosi tumorale e di interleuchina-6 (IL-6) e IL-8, indotti dal fumo di sigaretta e da lipopolisaccaride (LPS). È stata inoltre evidenziata la capacità di stimolare le risposte immunitarie cellulari e umorali in topi immunodeficienti indotti da ciclofosfamide, attraverso aumenti dei globuli bianchi, percentuale di neutrofili e immunoglobuline del siero [6]. Moringa oleifera è stata studiata anche per le sue proprietà antitumorali e chemopreventive ed ha dimostrato di inibire la crescita di diverse tipologie di cellule tumorali umane. Diversi composti bioattivi, tra cui 4-(-L-ramnosilossi) benzil isotiocianato e niazimicina [6], quest’ultima proposta come agente antitumorale in uno studio condotto in vivo [10], e sitosterolo-3-O-D-glucopiranoside presente nella Moringa, possono essere responsabili del suo effetto anti-cancro. L’estratto di foglie di Moringa ha anche dimostrato di essere efficace nel cancro al pancreas e al seno [6]. L’estratto idroalcolico dei semi è risultato inoltre efficace contro la papillomagenesi della cute nel topo [9]. In letteratura sono inoltre presenti studi in vitro che dimostrano l’inibizione da parte di estratti ottenuti da semi, foglie, corteccia e radici della Moringa Oleifera nei confronti di batteri, lieviti, dermatofiti ed elminti. La ricerca ha evidenziato una significativa l’inibizione dell’estratto acquoso dei semi e del succo estratto per spremitura dalle foglie nei confronti di Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus; successivamente è stata riportata una interessante attività antifungina nei confronti di Trichophyton rubrum, T.mentagrophytes e l’attività antimicrobica dell’estratto etanolico delle foglie, semi e fiori di Moringa Oleifera verso diversi microrganismi tra cui il lievito Candida albicans [11]. Negli ultimi anni inoltre i semi della pianta vengono utilizzati in Cina e in Taiwan come rimedio per trattare la tinea da dermatofiti con un’efficacia riportata da più parti [12]. In uno studio sulla attività antiproliferativa su linea cellulare di Melanoma Umano (Colo 38), tali effetti degli estratti di Moringa Oleifera sono stati
ottenuti dai campioni provenienti dal Senegal. Negli esperimenti condotti, le cellule sono state poste in coltura a una concentrazione di 40.000 cellule / mL in presenza di concentrazioni crescenti di estratti di Moringa oleifera (0,05, 0,5, 5, 50 e 500 μg / mL). Il conteggio delle cellule è stato eseguito dopo 48 ore e 72 ore di coltura cellulare, quando le cellule sono in fase di crescita. In uno studio condotto nel 2005 (Lampronti et al.2005) [13] estratti di Moringa sono stati analizzati su diverse colture cellulari (lymphoma Raji, T lymphocyte Jurkat, erythroleukemia K562, and HEL human cells) e hanno dimostrato attività antiproliferativa a concentrazioni nell’intervallo 5–50 μg / mL. Più recentemente, è stato dimostrato che un estratto acquoso ottenuto dalle foglie di Moringa oleifera è attivo nell’inibire
la crescita cellulare di cellule A549 epiteliali alveolari cancerose [14]. Inoltre, sono stati studiati estratti ottenuti dai semi per il loro effetto antiproliferativo sul carcinoma mammario MCF7 [15]. È stata inoltre purificata una lectina di semi di Moringa Oleifera e la sua attività antiproliferativa è stata studiata nei confronti delle cellule di carcinoma di ascite di Ehrlich (EAC), dimostrando un’interessante inibizione della crescita cellulare dovuta all’induzione di apoptosi [16]. Sulla base dei diversi studi sull’uomo in cui sono stati utilizzati derivati ed estratti di Moringa non sono stati evidenziati effetti collaterali o reazioni particolarmente negative o tossiche, perciò il loro utilizzo può essere ritenuto sostanzialmente sicuro. Dosi eccessive o l’assunzione prolungata potrebbero portare alla comparsa di effetti lassativi.

Per ulteriori approfondimenti:

[1]: Moringa oleifera and glycemic control: A review of current evidence and possible mechanisms.Ahmad J, Khan I, Blundell R. Phytother Res, 2019
[2]: Potential of Moringa oleifera to Improve Glucose Control for the Prevention of Diabetes and Related Metabolic Alterations: A Systematic Review of Animal and Human Studies. Nova E, Redondo-Useros N, Martínez-García RM, Gómez-Martínez S, Díaz-Prieto LE, Marcos A. Nutrients, 2020.
[3]: Moringa oleifera Lam. as a potential plant for alleviation of the metabolic syndrome-A narrative review based on in vivo and clinical studies. Adarthaiya S, Sehgal A. Phytother Res, 2024.
[4]:Bioactive components and anti-diabetic properties of Moringa oleifera Lam. Fang Wang, Yifan Bao, Chen Zhang, Libin Zha, Washim Khan, Sahifa Siddiqua, Sayeed Ahmad, Esra Capanoglu, Krystyna Skalicka-Woźniak, Liang Zou, Jesus Simal-Gandara, Hui Cao, Zebin Weng, Xinchun Shen & Jianbo Xiao. Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 2021.
[5]: Moringa oleifera (drumstick tree)-nutraceutical, cosmetological and medicinal importance: a review. Klimek-Szczykutowicz M, Gaweł-Bęben K, Rutka A, Blicharska E, Tatarczak-Michalewska M, Kulik-Siarek K, Kukula-Koch W, Malinowska MA, Szopa A. Front Pharmacol, 2024.
[6]: Vergara-Jimenez M., Almatraf M. M., Fernandez M. L. Bioactive Components in Moringa Oleifera Leaves Protect against Chronic Disease. Antioxidants. 2017, 6(4):91
[7]: Ghasi S., Nwobodo E., Ofili J. O. Hypocholesterolemic effects of crude extract of leaf of Moringa oleifera Lam in high-fat diet fed wistar rats Journal of Ethnopharmacology, 2000, 69, 21-25.
[8]: Mehta L. K., Balaraman R., Amin A.H., Bafna P.A., Gulati O. D. Effect of fruits of Moringa oleifera on the lipid profile of normal and hypercholesterolaemic rabbits, Journal of Ethnopharmacology, 2003, 86, 191-195
[9]: Bharali R., Tabassum J., Azad M. R. H. Chemomodulatory Effect of Moringa Oleifera Lam, on Hepatic Carcinogen Metabolising Enzymes, Antioxidant Parameters and Skin Papillomagenesis in Mice, Asian Pacific Journal of Cancer Prevention. 2003, 4, 131- 139
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