CURCUMA

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Curcuma – Il Potere Antiossidante per la Salute del Tuo Corpo

  • Proprietà Antiossidanti: La curcuma è nota per il suo potente effetto antiossidante, aiutando a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi e a mantenere la salute generale.
  • Sostegno al Fegato: La curcuma è tradizionalmente utilizzata per favorire la salute del fegato, supportando la sua capacità di disintossicare e metabolizzare correttamente le sostanze.
  • Rafforzamento del Sistema Immunitario: Con le sue proprietà naturali, la curcuma aiuta a stimolare e rafforzare il sistema immunitario, migliorando la difesa dell’organismo contro infezioni e malattie.
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Curcuma – Il Potere Antiossidante per la Salute del Tuo Corpo

Benefici Principali:

  • Proprietà Antiossidanti: La curcuma è nota per il suo potente effetto antiossidante, aiutando a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi e a mantenere la salute generale.
  • Sostegno al Fegato: La curcuma è tradizionalmente utilizzata per favorire la salute del fegato, supportando la sua capacità di disintossicare e metabolizzare correttamente le sostanze.
  • Rafforzamento del Sistema Immunitario: Con le sue proprietà naturali, la curcuma aiuta a stimolare e rafforzare il sistema immunitario, migliorando la difesa dell’organismo contro infezioni e malattie.

Descrizione Dettagliata del Prodotto:

Curcuma è un integratore alimentare ricco di curcuminoidi, i composti bioattivi presenti nella radice di curcuma. Questi composti sono conosciuti per le loro potenti proprietà antiossidanti, che li rendono particolarmente utili nel combattere l’infiammazione e nel proteggere le cellule dallo stress ossidativo, una delle principali cause dell’invecchiamento precoce e di molte malattie croniche.

Come Funziona:

  • Curcuma e Curcuminoidi: I curcuminoidi sono i principi attivi più importanti della curcuma e sono noti per le loro proprietà antinfiammatorie. La loro azione antiossidante aiuta a proteggere l’organismo dal danno cellulare, promuovendo una pelle sana e un invecchiamento sano.
  • Salute del Fegato: La curcuma favorisce la funzione epatica supportando la produzione della bile e migliorando il metabolismo dei grassi. Ciò aiuta il corpo a liberarsi dalle tossine accumulate, mantenendo il fegato in salute.
  • Sistema Immunitario: Grazie alle sue qualità rinforzanti, la curcuma può stimolare il sistema immunitario, rendendo l’organismo più resistente alle infezioni e alle malattie stagionali.

Modalità d’Uso:

Per un’azione ottimale, si consiglia di assumere da 2 a 4 capsule al giorno, preferibilmente prima dei pasti. Questa modalità di assunzione favorisce una migliore digestione e un’assimilazione più efficace dei principi attivi.

Avvertenze:

  • Non usare in caso di alterazioni della funzione epatica, biliare o in presenza di calcolosi delle vie biliari.
  • È sempre consigliabile consultare il medico prima di assumere il prodotto se si stanno seguendo terapie farmacologiche o se si è in gravidanza o allattamento.
  • Non assumere per periodi prolungati senza il parere di un professionista.

FOCUS CURCUMA:

La curcuma è una delle piante più antiche al mondo, probabilmente coltivata oltre 4.000 anni fa nell’area compresa tra l’India e il Sud-est asiatico. Come molte piante rizomatose dalla forte colorazione, nasce da un rapporto strettissimo tra uomo, territorio e ritualità. È infatti intimamente legata alla storia delle comunità umane: non a caso le prime popolazioni sembrano averla adottata come colorante (per il corpo, i tessuti e gli oggetti sacri), come rimedio medicinale (antinfiammatorio, purificante, conservante) e come simbolo rituale (luce, fertilità, protezione spirituale). In questo senso la curcuma rappresenta un esempio emblematico di ciò che in antropologia viene talvolta definito pianta ponte: un elemento capace di riunire corpo, materia, simbolo e sacro in un’unica sostanza. Il fulcro simbolico e culturale più antico si trova in India e nel Subcontinente, dove l’uso della curcuma è attestato come particolarmente remoto. In queste regioni la pianta divenne presto simbolo di purezza e benedizione, talismano di fertilità e ingrediente liturgico essenziale. Le pratiche rituali e simboliche che coinvolgono la curcuma sono numerose. La pasta ottenuta dal rizoma viene utilizzata nelle cerimonie matrimoniali (haldi) come gesto di purificazione e augurio di prosperità. Applicata al volto o alle mani, funge da protezione contro energie ostili. Simboleggia inoltre l’energia solare e la forza vitale (prana, tejas), mentre il suo colore giallo brillante richiama la Dea Madre, la fecondità e l’abbondanza agricola. Anche nel Sud-Est Asiatico la curcuma diventa oggetto di riti di iniziazione e di purificazione, sia nelle preparazioni mediche tradizionali che come pigmenti per maschere, statue, offerte e oggetti di culto. Nel contesto indonesiano e malese è addirittura spesso collegata alle divinità della casa, dei campi e della maternità. Nel Medio Oriente invece arriva grazie alle rotte commerciali persiane e arabe: qui il giallo-oro della curcuma diventa un simbolo di ricchezza, ospitalità e protezione contro l’invidia, oltre a integrarsi nella medicina Unani e nelle spezie rituali. In Africa Orientale, nelle tradizioni swahili e nell’Africa costiera, la curcuma entra nei riti di bellezza femminile, nei preparativi del matrimonio e nelle miscele protettive per casa e corpo. Nel corso della storia la curcuma viaggia attraverso sia rotte carovaniere indo-persiane, ma anche vie marittime dell’Oceano Indiano e mercati arabi e swahili: per secoli è stata infatti considerata una spezia preziosa, alla stregua dello zafferano e della cannella, e usata anche come moneta di scambio. Nell’età coloniale, con l’arrivo degli europei in Asia meridionale (Portoghesi, Olandesi, Inglesi) la curcuma viene sistematizzata come coltura economica in molte regioni, entrando nei sistemi culinari caraibici e africani, fino a diventare dal XX secolo in poi simbolo globale di benessere naturale, medicina tradizionale orientale, cucina fusion e identità culturale asiatica. Negli anni Duemila infine si trasforma in un fenomeno culturale internazionale legato al golden milk, agli integratori e ai trend alimentari. L’antropologia simbolica e l’etnobotanica convergono su alcuni archetipi fondamentali, tra cui l’archetipo del Sole, della Madre, del Sangue Dorato e della Trasformazione.

Archetipo del Sole: il colore giallo intenso ha reso la curcuma un simbolo di luce, un segno di illuminazione spirituale, un elemento di protezione e chiarezza, e un richiamo all’energia maschile e radiante. Rappresenta il potere trasformativo della luce che sana, purifica e rivela.

Archetipo della Madre: il rizoma, sotterraneo e generativo, evoca la terra fertile, il ventre che accoglie e dà forma, la nutrizione e la guarigione materna. La doppia polarità luce/terra rende la curcuma una pianta “mediana”, capace di fungere da ponte tra alto e basso, spirito e materia.

Archetipo del Sangue Dorato: in molte culture orientali la pasta di curcuma è considerata una forma di “sangue solare”, capace di donare vitalità, proteggere dalle impurità, sigillare contratti e promesse, e trasformare il corpo rendendolo simbolicamente “degno” del sacro.

Archetipo della Trasformazione: la capacità della curcuma di cambiare colore in presenza di variazioni di pH o temperatura l’ha resa un simbolo di metamorfosi, crescita, rinnovamento spirituale e passaggio da uno stato profano a uno stato sacro.

Gli usi simbolici della curcuma sono numerosi e attraversano molte tradizioni. È spesso applicata come protezione per i neonati e per le neo‐madri, dove funziona come barriera rituale contro influenze indesiderate e come sostanza purificante. Allo stesso modo viene impiegata nella purificazione degli spazi sacri, dove la sua presenza sancisce l’ingresso in un ambiente separato dal quotidiano e predisposto al sacro. La curcuma serve anche per benedire oggetti domestici o rituali – come case, utensili e altari – e viene posta sulle soglie come segno di buon auspicio, affinché ogni passaggio avvenga sotto la protezione della luce che essa rappresenta. È spesso offerta agli antenati e agli spiriti della casa, diventando un tramite tra il mondo umano e quello invisibile. Inoltre, la colorazione del corpo con la sua pasta durante danze e feste stagionali riattiva il legame fra corpo, natura e ritmo cosmico. Questo complesso di funzioni rituali esprime il valore profondamente liminale della curcuma. Essa accompagna i grandi passaggi dell’esistenza – la nascita, la pubertà, il matrimonio e persino la morte – fungendo da marcatore simbolico di trasformazione. Chi la porta sul corpo, o riceve la sua unzione, si trova in uno stato di soglia: non appartiene più totalmente alla condizione precedente e non è ancora pienamente entrato nella nuova; è per un momento, “tra due mondi”, sospeso in quella zona intermedia che rende possibile il cambiamento spirituale e personale. A livello etnomedico, la curcuma è da millenni associata alla purificazione del sangue, alla guarigione delle ferite, alla longevità e all’equilibrio interiore, ma anche come protezione dalle malattie “umide” (freddo, congestioni, stagnazioni). La medicina ayurvedica la considera una pianta sattvica, cioè promotrice di armonia, lucidità e compassione.

In ottica junghiana la curcuma assume un significato psicologico altrettanto ricco. Il suo colore giallo‐oro rimanda al Sole, archetipo della coscienza; rappresenta la funzione psichica che si chiarifica, la luce interiore che illumina ciò che era nascosto, la costruzione dell’Io e l’emergere dall’indifferenziato.

È simbolo di lucidità psichica e di un Io che si struttura. La sua capacità di cambiare colore riflette i processi alchemici che Jung associa al percorso individuativo: dalla nigredo delle impurità e delle ombre, alla albedo della purificazione, fino alla rubedo, che coincide con l’oro della realizzazione e dell’integrazione delle parti profonde. La curcuma diventa così immagine dell’opus psicologico che conduce all’unità del sé. Nelle culture tradizionali, inoltre, agisce come barriera protettiva; in psicologia analitica può essere interpretata come simbolo del Sé che stabilisce confini e difende l’Io dalle energie troppo intense o dai contenuti inconsci non ancora integrati. È la sostanza che “traccia il cerchio”, delimitando uno spazio sicuro attorno alla persona. Il suo legame stretto con il corpo – la pelle, il sangue, la digestione – la rende emblema dell’unità corpo‐psiche, del ritorno al sentire corporeo e della guarigione psicosomatica. In questo senso la curcuma rappresenta la psiche incarnata, la dimensione in cui la trasformazione spirituale passa attraverso la materia.

Dal simbolo alla materia, è interessante osservare come le qualità antropologiche e psicologiche della curcuma trovino corrispondenza diretta nella sua struttura botanica e nella ricchezza dei suoi principi attivi. La pianta di Curcuma Longa è costituita da una radice sotterranea (rizoma) dalla quale si ottiene, una volta essiccata e macinata, una polvere dal caratteristico colore giallo-arancio, ricca di vari principi attivi dotati di numerosissime attività biologiche:

Curcuminoidi (95% dell’estratto standardizzato): Curcumina, Demetoxicurcumina e Bisdemetoxicurcumina;

Oli volatili: tumerone, atlantone e zingiberene.

L’elemento più abbondante e più studiato della curcuma è la Curcumina che, come gli altri curcuminoidi, appartiene alla famiglia dei polifenoli. Cento grammi di curcuma in polvere contengono 4,43 mg di vitamina E, 1,350 mg di niacina, 2.080 mg di potassio, 299 mg di fosforo, 208 mg di magnesio, 168 mg di calcio, 55 mg di ferro, 27 mg di sodio e 4,50 mg di zinco. La Curcumina possiede proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche che possono contribuire a rallentare la progressione di alcune forme tumorali, ad alleviare il declino cognitivo legato all’età e le patologie neurodegenerative, e a ridurre il rischio cardiovascolare grazie al miglioramento del profilo lipidico, con un abbassamento dei trigliceridi, del colesterolo LDL e del colesterolo totale. Inoltre diminuisce il rischio di sindrome metabolica, grazie al suo effetto insulino‐sensibilizzante mediato dall’azione antinfiammatoria. I benefici per la salute legati all’assunzione di curcumina risultano quindi molteplici. Favorisce inoltre la digestione, limita l’azione dei radicali liberi, rinforza il sistema immunitario e aiuta a prevenire il diabete di tipo 2. La Curcumina è riconosciuta come uno dei più potenti antiossidanti naturali, poiché è in grado di attivare numerose proteine protettive attraverso Nrf2. Questa via rappresenta uno dei principali sistemi di difesa cellulare contro lo stress ossidativo: quando le cellule vengono esposte a un eccesso di radicali liberi, Nrf2 entra in azione inducendo la produzione di proteine antiossidanti. La Curcumina potenzia significativamente questo meccanismo, risultando quindi utile nella prevenzione e nel trattamento delle patologie caratterizzate da stress ossidativo, come l’invecchiamento cellulare, il diabete, le malattie cardiovascolari, le patologie neurodegenerative e alcune forme tumorali. A differenza di molti altri antiossidanti, possiede una duplice capacità: impedisce la formazione di nuovi radicali liberi e neutralizza quelli già presenti. La sua attività antiossidante risulta superiore persino a quella della vitamina E, della vitamina C e del beta‐carotene. [1] Oltre al ruolo antiossidante, la curcumina è anche un potente antinfiammatorio. Inibisce il fattore di trascrizione NF‐kB, responsabile dell’attivazione di numerose molecole pro‐infiammatorie, come il TNF e varie interleuchine. Questo la rende particolarmente utile nella prevenzione e nella gestione delle patologie infiammatorie croniche, che comprendono colite, pancreatite, malattie neurodegenerative, disturbi cardiovascolari, patologie autoimmuni, malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn, obesità, diabete, asma, bronchite, psoriasi e varie forme tumorali. [2] La Curcumina sembra anche sopprimere enzimi coinvolti nell’infiammazione, come iNOS e la fosfolipasi A2, e mostra un marcato effetto inibitorio sulla migrazione dei macrofagi, cellule fondamentali nei processi infiammatori. In diversi studi ha inoltre dimostrato di diminuire i livelli di proteina C‐reattiva, uno dei marker più utilizzati per valutare lo stato infiammatorio sistemico. La Curcumina, nello specifico, ha la capacità di inibire la cicloossigenasi-2 (COX-2), la lipossigenasi (LOX) e l’ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS). Un’inadeguata sovraregolazione di COX-2 e/o iNOS è stata associata alla fisiopatologia di alcuni tipi di cancro umano e di disturbi infiammatori. Le prove esistenti indicano che la curcumina regola LOX e COX-2 prevalentemente a livello trascrizionale e, in una certa misura, a livello post-traduzionale. Pertanto, l’azione regolatrice trascrizionale selettiva della curcumina sulla COX-2 e il duplice potenziale inibitorio di COX/LOX di questo agente naturale offrono vantaggi distintivi rispetto agli inibitori sintetici di COX/LOX, come i farmaci antinfiammatori non steroidei. [15-16] Tra i meccanismi aggiuntivi si riscontrano la riduzione della perossidazione lipidica, processo che danneggia le membrane cellulari e può alterare il DNA., e l’aumento dei livelli di adiponectina, un ormone prodotto dal tessuto adiposo con effetti antinfiammatori, antiaterogeni, insulino‐sensibilizzanti e antitumorali. La sua diminuzione nelle persone con maggiore massa grassa rappresenta uno dei canali attraverso cui l’obesità aumenta il rischio di patologie metaboliche e infiammatorie; la capacità della Curcumina di innalzare l’adiponectina suggerisce un ruolo rilevante nella protezione globale dell’organismo. All’interno di questo ampio spettro di azioni antinfiammatorie, uno dei campi di ricerca più sviluppati riguarda l’artrite, sulla quale la Curcumina è stata studiata in modo particolarmente approfondito. Diversi esperimenti condotti sui ratti hanno mostrato che dosaggi intorno ai 200 mg/kg possono ridurre in modo significativo l’infiammazione articolare, talvolta con risultati superiori rispetto ai composti attivi dello zenzero, già noti per le loro proprietà anti‐artritiche.

Come confermato anche da uno studio del 2018, la Curcumina ha mostrato un miglioramento dei sintomi e dei processi infiammatori in topi affetti da artrite reumatoide [7].

Anche negli esseri umani la somministrazione orale di Curcumina si è dimostrata efficace nel trattamento dell’osteoartrosi del ginocchio, con miglioramenti clinicamente rilevanti e una riduzione dei sintomi che, secondo alcuni studi, può superare il 50% dopo alcuni mesi di integrazione. Secondo un recente studio del 2019, la Curcumina assunta per via orale, una volta raggiunto l’intestino, viene trasformata dai microbi che lo popolano in una serie di metaboliti molto più attivi della Curcumina stessa. Questi metaboliti sembrerebbero avere uno ruolo neuroprotettivo. Tra questi, la tetraidrocurcumina è il derivato più studiato nella neuroprotezione: sembrerebbe ridurre lo stress ossidativo e i processi di apoptosi nei neuroni, riduce la neuroinfiammazione e migliora la funzione neurocomportamentale. Inoltre, sempre la tetraidrocurcumina, può prevenire la neurodegenerazione tipica della malattia di Parkinson. Sembrerebbe anche essere utile nel morbo di Alzheimer in quanto mantiene normale la struttura e funzione dei vasi cerebrali e delle sinapsi [3]. La Curcumina, dopo ingestione per via orale, può inoltre esercitare effetti regolatori sul microbiota intestinale, le cui alterazioni sono collegate a numerose malattie metaboliche e non. In uno studio comparativo sul microbiota intestinale di topi ai quali viene somministrata Curcumina, è stata osservata una variazione significativa della composizione del microbiota rispetto ai topi di controllo ai quali non è stato somministrato nulla. In particolare, nei topi che hanno ricevuto la Curcumina, si è verificata una riduzione di batteri appartenenti alla famiglia Prevotellaceae, Bacteroidaceae e Rikenellaceae, spesso coinvolti nell’insorgenza di diversi disturbi sistemici [4]. Sempre in ambito gastrointestinale, l’integrazione con Curcumina inciderebbe sulla funzionalità di stomaco e intestino favorendo la digestione. Un recente studio pubblicato sul British Medical Journal ha dimostrato come un trattamento a base di curcuma (in formulazioni e dosaggio ben definito: 2 cps/die da 250 mg) abbia effetti simili a quelli dell’Omeprazolo, un farmaco gastroprotettore inibitore di pompa protonica comunemente utilizzato per trattare sindromi e malattie con iperacidità di stomaco, sui sintomi della dispepsia, disturbo funzionale della digestione. La Curcumina in particolare è coinvolta nella modulazione positiva della segnalazione di un particolare recettore implicato nella trasmissione del dolore viscerale, contribuendo così a ridurne la sensibilità. Per quanto riguarda la relazione tra Curcumina e rischio cardiovascolare, la letteratura scientifica è estremamente ampia e in continua espansione. Questo composto è considerato di grande interesse perché, in numerosi studi, ha mostrato effetti positivi su diversi marker e fattori di rischio associati agli eventi cardiovascolari. Tra questi emergono la capacità di ridurre la pressione sanguigna, di aumentare i livelli di colesterolo HDL e, in alcuni casi, di diminuire i trigliceridi plasmatici e la perossidazione lipidica con riduzione delle lesioni aterosclerotiche. Inoltre migliora la funzione endoteliale, un aspetto cruciale nella prevenzione e nel trattamento delle patologie aterotrombotiche. [6] L’effetto ipoglicemizzante della Curcumina è stato uno dei primi ad attirare l’attenzione dei ricercatori: vari meccanismi possono spiegarlo, ma uno dei più rilevanti è l’attivazione dell’AMPK nel tessuto muscolo‐scheletrico e nel fegato, un processo che incrementa l’assorbimento e l’utilizzo del glucosio da parte delle fibre muscolari. Anche il miglioramento della sensibilità all’insulina sembra svolgere un ruolo significativo e appare mediato in larga parte dalle sue proprietà antinfiammatorie. In uno studio condotto su individui pre‐diabetici, un’integrazione di Curcumina protratta per nove mesi ha mostrato non solo di preservare la funzione pancreatica, ma anche di migliorare la sensibilità insulinica e aumentare i livelli di adiponectina, suggerendo un impatto favorevole sul tessuto adiposo e sul metabolismo del glucosio. Simili risultati sono stati osservati anche nel diabete di tipo 2: uno studio del 2019 ha dimostrato che la somministrazione di Curcumina a topi diabetici migliora sensibilmente la sensibilità all’insulina, riduce la glicemia e attenua la dislipidemia, confermando la sua efficacia nel modulare diversi aspetti della sindrome metabolica. [5] La Curcumina inoltre dimostra anche un’azione antitumorale grazie alla sua potente capacità immunomodulatoria e antiossidante. I principali bersagli della curcumina sono i fattori di trascrizione NF-kB, AP-1 e STAT-3, Egr-1, p53, le cui disfunzioni sono collegate al cancro. Queste ultime sono proteine presenti nel citoplasma delle cellule in forma inattiva che, in seguito a stimoli esterni, vengono convertiti nella loro forma attiva; una volta attivati migrano al nucleo della cellula dove esplicano la loro funzione:

NF-kB aumenta la produzione di citochine pro-infiammatorie e stimola l’attivazione di oncogeni, ossia geni che bloccano l’apoptosi, avviano la proliferazione cellulare e l’angiogenesi. La Curcumina è in grado di bloccare l’attivazione di NF-kB di conseguenza si avrà una riduzione dei processi infiammatori, l’arresto del ciclo cellulare, l’inibizione della crescita cellulare e l’induzione dell’apoptosi delle cellule tumorali. Normalmente, il TNF-alfa – una citochina pro-infiammatoria – stimola NF-kB, incrementando segnali di crescita cellulare e infiammazione. La Curcumina, invece, ha dimostrato di poter inibire l’interazione tra TNF-alfa e NF-kB anche senza ridurre i livelli di TNF-alfa stesso. Questo meccanismo rappresenta peraltro uno degli aspetti fondamentali dei suoi effetti antinfiammatori

STAT-3 e AP-1 stimolano la crescita, proliferazione cellulare e differenziazione cellulare. La Curcumina è in grado di bloccare la sua attivazione di conseguenza verrà fermata la proliferazione delle cellule tumorali.

Egr-1 stimola la crescita cellulare, l’invasione e il processo di metastatizzazione. La Curcumina è in grado di inibirne l’attivazione.

p53 stimola il processo di apoptosi. La Curcumina è in grado di aumentarne l’attivazione e quindi indurre la morte delle cellule tumorali.

Oltre ai meccanismi già descritti, è stato identificato anche un ulteriore processo di grande rilevanza: l’attivazione della caspasi-3. Le caspasi sono un gruppo di proteine in grado di far andare le cellule, comprese quelle tumorali, incontro ad apoptosi (morte cellulare programmata). La capacità della Curcumina di promuovere l’autofagia ha portato alcuni ricercatori a ipotizzare che questa sostanza possa esercitare effetti benefici contro particolari cellule tumorali resistenti all’apoptosi. L’autofagia, infatti, sembra in grado di eliminare rapidamente anche le cellule che sfuggono ai normali meccanismi apoptotici. La Curcumina, inoltre, risulta ridurre l’attivazione dell’ornitina decarbossilasi, un enzima che aumenta la sintesi di poliammine, proteine particolarmente abbondanti delle cellule tumorali coinvolte nella proliferazione e sopravvivenza cellulare [8]. Ci sono prove in letteratura dell’efficacia della Curcumina soprattutto nel trattamento delle seguenti forme tumorali [9], quali tumore al seno, al polmone, tumori ematologici e del sistema linfatico; tumore dello stomaco, del cavo orale, del colon-retto, del pancreas; tumore epatico, prostatico, cerebrale, oltre che a Mesotelioma, Fibrosarcoma e Melanoma. Alcuni studi suggeriscono che la Curcumina possa avere un ruolo anche nella protezione dal cancro alla prostata, ipotesi basata soprattutto su meccanismi come l’inibizione dell’espressione delle citochine CXCL1 e CXCL2 e la soppressione di altri fattori coinvolti nella metastatizzazione del tumore prostatico. Vari studi hanno inoltre dimostrato che la Curcumina è anche un ottimo ausilio per contrastare gli effetti collaterali tipici della chemioterapia, [10] quali tossicità gastrointestinale, cardiotossicità, epatotossicità, nefrotossicità, mielosoppressione e neurotossicità. Inoltre la Curcumina possiede la capacità di proteggere il DNA dall’ossidazione. Questo effetto è stato osservato anche negli esseri umani dopo tre mesi di assunzione orale di 1 g di curcumina associata a Piperina. Nei ratti, inoltre, la Curcumina ha mostrato di prevenire la formazione di addotti al DNA nelle cellule epatiche esposte a sostanze cancerogene, e risultati simili sono stati osservati nelle cellule del colon, sempre in modelli animali. A questo punto, dopo aver considerato i numerosi effetti benefici, è importante soffermarsi su un aspetto cruciale della Curcumina: la sua biodisponibilità, naturalmente molto bassa, indipendentemente dalla via di somministrazione (ciò significa che solo una piccola parte del composto viene effettivamente assorbita). Uno dei metodi più efficaci per aumentarne l’assorbimento consistono nell’associarla alla Piperina, un composto presente nel pepe nero, oppure nell’utilizzare formulazioni specifiche a base di lipidi. E’ infatti stato dimostrato che legando la curcumina con il fitosoma, cioè una molecola in grado di aumentare la capacità di superare la barriera intestinale, la Curcumina è più facilmente assorbita e quindi in grado di svolgere le sue azioni biologiche. Accompagnando dunque la Curcuma a questi ingredienti è possibile aumentarne la biodisponibilità [12]. Nello specifico la Piperina agisce andando ad inibire la glucuronidazione della curcumina nel fegato e nell’intestino. La glucuronidazione è una delle più importanti reazioni mediante le quali l’organismo si disintossica da composti estranei favorendone l’eliminazione. Bloccando questo processo, la Curcumina non viene eliminata e può andare in circolo ad esplicare i suoi effetti.

Altri metodi prevedono l’uso della Curcumina liposomiale e di nanoparticelle. [13-14] Queste ultime particelle citate sono infatti altamente solubili, e sono in grado di legare la Curcumina e trasportarla dall’intestino alla circolazione sanguigna, aumentandone così l’assorbimento e impedendone l’eliminazione con le feci. I liposomi sono invece vescicole a doppio strato fosfolipidico (come le membrane cellulari) che possono trasportare farmaci idrofobici, come in questo caso la Curcumina, all’interno delle cellule dove la sostanza viene rilasciata e può esplicare la sua funzione.

Tuttavia, bisogna fare attenzione ad assumere integratori a base di Curcumina contemporaneamente ad altri farmaci in quanto potrebbe andare ad interferire con il loro metabolismo, aumentandone o diminuendone gli effetti [10]. Per quanto riguarda la sicurezza, dosi fino a 8 g di Curcuminoidi non risultano associate a effetti avversi negli esseri umani. Alcuni studi hanno utilizzato fino a 12 g al giorno senza riscontrare alcun effetto collaterale. Sebbene alcune limitate evidenze in vitro suggeriscano che la Curcumina possa danneggiare il DNA o sopprimere il sistema immunitario a concentrazioni molto elevate, i dati disponibili indicano che la soglia di sicurezza è ampia (8–12 g al giorno). Le formulazioni commerciali brevettate, inoltre, contengono quantità nell’ordine dei milligrammi o di 1–2 grammi, quindi ben al di sotto dei livelli potenzialmente problematici. Inoltre, quando si utilizzano formulazioni che ne aumentano la biodisponibilità, l’assunzione di 1 g al giorno per 8 mesi non è stata associata ad alcun effetto avverso. Detto ciò, un sovradosaggio o un uso prolungato nel tempo potrebbe avere effetti epatotossici. E benché la vera soglia di tossicità significativa sembri collocarsi oltre gli 8–12 g, è altrettanto vero che dosi molto più basse — già intorno ai 500 mg al giorno — potrebbero in alcuni soggetti causare lievi effetti collaterali come mal di testa o eruzioni cutanee. Dosi più elevate, intorno ai 4 g al giorno, possono invece provocare diarrea, distensione addominale e reflusso gastroesofageo. Tuttavia, sono stati documentati diversi casi rari di epatotossicità, spesso associati a formulazioni ad alta biodisponibilità (inclusione con Piperina o nanoparticelle), con aumento significativo delle transaminasi epatiche e sintomi quali ittero e urine scure. Le ragioni di questa ridotta biodisponibilità sono il suo scarso assorbimento a livello intestinale, la rapida eliminazione per via fecale (circa il 60% della curcumina ingerita viene eliminata con le feci) e il suo rapido metabolismo (anche se somministrata per via endovenosa, viene rapidamente metabolizzata e i prodotti del suo metabolismo eliminati con la bile). Ciò ostacola notevolmente l’applicazione clinica della sostanza [11]. Un altro tema spesso discusso riguarda il potenziale effetto della Curcumina sul metabolismo del ferro. Questa infatti può legarsi al ferro e ridurne l’assorbimento. Tuttavia, 500 mg di curcuma non sono sufficienti ad influenzare in modo significativo l’assorbimento del ferro. L’effetto “chelante” della Curcumina, quindi, non si manifesta con basse dosi assunte per via della sua scarsa biodisponibilità; può eventualmente emergere solo a dosi molto elevate, tipiche degli integratori concentrati, e risulta rilevante soltanto quando l’apporto dietetico di ferro è insufficiente. Se la dieta contiene ferro a livelli adeguati, questo effetto non rappresenta un problema.

Riferimenti bibliografici:
[1] Endo Y, Muraki K, Fuse Y, Kobayashi M. Evaluation of Antioxidant Activity of Spice-Derived Phytochemicals Using Zebrafish. Int J Mol Sci. 2020.

[2] Shimizu K, Funamoto M, Sunagawa Y, et al. Anti-inflammatory Action of Curcumin in Lifestyle-related Diseases. Eur Cardiol. 2019.

[3] Di Meo F, Margarucci S, Galderisi U, Crispi S, Peluso G. Curcumin, Gut Microbiota, and Neuroprotection. Nutrients. 2019.

[4] Shen L, Liu L, Ji H. Regulative Effects of Curcumin on Gut Microbiota. Food Nutr Res. 2017.

[5] Pivari F, Mingione A, Brasacchio C, Soldati L. Curcumin and Type 2 Diabetes Mellitus. Nutrients. 2019.

[6] Khurana S, Venkataraman K, Hollingsworth A, et al. Polyphenols and Cardiovascular Benefits. Nutrients. 2013.

[7] Dai Q, Zhou D, Xu L, Song X. Curcumin alleviates rheumatoid arthritis via mTOR pathway. Drug Des Devel Ther. 2018.

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[9] Giordano A, Tommonaro G. Curcumin and Cancer. Nutrients. 2019.

[10] Liu Z, Huang P, Law S, et al. Preventive Effect of Curcumin Against Chemotherapy Side-Effects. Front Pharmacol. 2018.

[11] Prasad S, Tyagi AK, Aggarwal BB. Delivery and Bioavailability of Curcumin. Cancer Res Treat. 2014.

[12] Shoba G, Joy D, Joseph T, et al. Influence of Piperine on Curcumin Pharmacokinetics. Planta Med. 1998.

[13] Huang Y, Deng S, Luo X, et al. Curcumin-Loaded Galactosylated Albumin Nanoparticles. Int J Nanomedicine. 2019.

[14] Feng T, Wei Y, Lee RJ, Zhao L. Liposomal Curcumin in Cancer. Int J Nanomedicine. 2017.

[15] Antioxidant and anti-inflammatory properties of curcumin. Venugopal P Menon 1, Adluri Ram Sudheer pmID: 17569207 DOI: 10.1007/978-0-387-46401-5_3

[16] Regulation of COX and LOX by curcumin. PMID: 17569213 DOI: 10.1007/978-0-387-46401-5_9. Chinthalapally V Rao

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